Amore e mal d’amore

Vicissitudini dell’amore

“E da allora sono perché tu sei,
e da allora sei, sono e siamo,
e per amore sarò, sarai, saremo.”
(P. Neruda)

Al di là delle sue iridescenti manifestazioni, l’anima dell’amore sembra rintracciabile nel desiderio profondo di ricomporre l’unità perduta con la nascita.
La frattura originaria (la separazione dal grembo materno) svanisce nell’incantesimo della congiunzione con la persona amata.
Il segreto del piacere, dell’estasi dell’incontro erotico, si annida nel senso di completezza che procura l’incontro uomo-donna, come nessun’altra esperienza della vita.

Ma questo “divino” senso della ricomposizione, cui allude anche Platone, presto o tardi si rivela illusorio.
L’idea che due metà formino un intero per il fatto di mettersi insieme non regge.
Due mezze mele fanno una mela marcia.
Due zoppi insieme continuano a zoppicare.
Eppure, la concezione comune sui rapporti amorosi trascura questo problema.
L’amore viene concepito come un fenomeno avente una sua forza incantatrice e una sua logica indipendente dai bisogni, dal carattere, dalle personalità di coloro che sono trafitti dalle frecce del dio bendato.

Un corretto ragionamento intorno all’Eros (innamoramento) e alle sue vicissitudini (amore) deve invece tenere insieme le ragioni profonde dell’amore da una parte (che hanno fondamento nelle radici bio-psico-sociali dello sviluppo umano), con le strutture psichiche degli amanti dall’altra.
Le fortune o le sfortune dei rapporti di coppia non dipendono dai casuali strali del celeste Cupido, dal gioco a dadi di un bizzoso essere alato.
Sono legate invece al grado di maturità a cui i due parner sono pervenuti nei loro percorsi di vita.

Ci sono tre gradi nell’evoluzione di un sano rapporto con la persona amata:
– temere inizialmente che vi sia anche una minima differenza;
– accettare poi come inevitabili le diversità personali, con l’angoscia però di scoprire una totale incompatibilità
– rassicurati da profonde somiglianze, poter godere finalmente delle differenze.
La condizione di un legame sano e duraturo, fra un uomo e una donna come persone, è che l’accoppiamento non sia fra due partner incompleti, mancanti, immaturi, ma fra due esseri “interi”, che hanno risolto autonomamente i bisogni originari e che quindi siano capaci di stare nella coppia, senza il bisogno infantile di aggrapparsi l’uno all’altro.
Due persone che sanno stare in piedi da sole e che decidono di stare insieme per il desiderio di fondersi ma non confondersi, conservando rispettivamente la propria identità, in un rapporto che è di parità, di simmetria e di reciprocità.

Piacersi dunque non basta, è dato per scontato.
Bisogna piuttosto “avere disturbi mentali compatibili”, nel senso di aver saputo affrontare personalmente il conflitto fra egoismo e altruismo, fra narcisismo malato e narcisismo maturo (amore di sé).
Occorre superare le illusioni tipiche della fase dell’innamoramento, che a noi sembrano tanto meravigliose e naturali.
Questo comporta il riconoscimento della propria intransigente “volontà di potenza” e la conseguente rinuncia delle pretese narcisistiche infantili (“essere amato a tutti i costi!”).
E ciò implica la capacità di affrontare le paure personali di “perdersi nell’altro”, e le proprie spinte conflittuali, dopo aver esaminato i rispettivi difetti caratteriali ed essersi assunti reciprocamente la responsabilità di saperli contenere e rendere relazionali.

Non devi trovare dunque qualcuno che la pensi esattamente come te.
Ma qualcuno che ha voglia di vivere una vita simile alla tua.
Qualcuno che è “sano” e “folle” esattamente come te.
Qualcuno che ha emozioni, sentimenti, pensieri compatibili con i tuoi.
Solo così è possibile pervenire ad una relazione d’amore fra due persone fatta di rispetto, accettazione e comprensione profonda della soggettività e dell’individualità di ciascuno.

Amore di sé e amore dell’altro, narcisismo e amore, non più antitetici ma complementari.
Dall’aut-aut all’et-et.
Questo non è un mero ideale, è una prospettiva.
È il modello della Persona e del rapporto persona-persona, così come concepito dallo psicoanalista Davide Lopez, di cui mi onoro di essere fedele allievo.

Roberto Calia

(rif. “Rimedi per il mal d’amore” di A. Todisco)

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