Amore e narcisismo

Il rischio d’amare

Amare significa sperare di vincere tutto rischiando di perderlo e significa anche,
a volte, accettare il rischio di essere
meno amati di quanto si ami.
(G. Musso)
L’amore è inizialmente sostenuto dalla potenza dell’illusione.
Quando una persona si innamora di me, si innamora di un sogno, di una proiezione.
Io sono il suo schermo ideale.
Ma poi lentamente il vero si svela ed io vengo ri-conosciuto per ciò che sono.
È qui che si snoda il passaggio dall’innamoramento all’amore.
Qui si gioca il destino di un rapporto fra due persone reali e non più di un’illusione comune.
Amare significa scegliere l’altro con i suoi pregi e i suoi inevitabili difetti.
Sta a lui (ma anche a te che dici di amare) saper gestire i suoi limiti e cercare di non riversarli sull’amato.
Bisogna abbandonare l’intenzione di cambiare a tutti i costi l’altro.
Se vuoi cambiarlo, significa che non lo ami per quello che è.
Cos’è che spinge molte coppie ad incaponirsi in un’incessante ed estenuante conflittualità, se non il perdurante desiderio di cambiare l’altro?
Perché non si rinuncia facilmente a questa manifestazione illusoria di “volontà di potenza”?
Questa rinuncia implica l’accettazione del fallimento del proprio investimento affettivo, che è originariamente narcisistico, quindi parte di sé.
L’insistere nel conflitto è il tentativo di evitare la ferita narcisistica, di ammettere la sconfitta e affrontare il lutto della disillusione.
Nel profondo di questa “lotta mortale” c’è l’estremo tentativo narcisistico di piegare definitivamente l’altro al proprio desiderio.
Quale maggior trionfo narcisistico vincere una battaglia impossibile e farsi amare dalla persona “sbagliata”?
È qui che il narcisismo incontra la sua vera anima gemella: il masochismo.
Piuttosto che cambiare a tutti i costi qualcuno, è più salutare che sia tu a cambiare qualcosa, perché questo non dipende dall’altro, ma dalle tue possibilità.

L’Amore nel bene e nel male

L’anima dell’amore, al di là del suo velo iridescente, sembra rintracciabile sul desiderio profondo di ricomporre l’unità perduta con la nascita.
Il segreto del piacere, dell’estasi dell’incontro erotico, si annida nel senso di completezza che procura l’incontro uomo-donna, come nessun’altra esperienza della vita.
La frattura originaria (la separazione dal grembo materno) svanisce nell’incantesimo della congiunzione con l’amato.
Ma questo “divino” senso della ricomposizione, cui allude Platone, troppo spesso si rivela illusorio.
L’idea che due “metà” formino un’intero per il fatto di mettersi insieme non regge. Due mezze mele fanno una mela marcia; due zoppi continuano pur sempre a zoppigare insieme.
Eppure, la concezione usuale sui rapporti amorosi trascura questo problema.
L’amore viene presentato come un fenomeno avente una sua forza incantatrice e una sua logica indipendente dai bisogni, dal carattere, dalle personalità di coloro che sono trafitti dalle frecce del dio bendato.
Un corretto ragionamento intorno all’Eros (innamoramento) e alle sue vicissitudini (Amore) deve invece tenere insieme le ragioni profonde dell’amore da una parte (che hanno fondamento nelle radici bio-psico-sociali dello sviluppo umano), con le strutture psichiche degli amanti dall’altra.
Le fortune o le sfortune dei rapporti di coppia non dipendono dal gioco a dadi di un bizzoso fanciullo celeste; sono legate invece al grado di maturità a cui i due parner sono pervenuti nei loro percorsi di vita.
La condizione di un legame sano e perdurante, fra un uomo e una donna come persone, è che l’accoppiamento non sia fra due partner incompleti, mancanti, immaturi, ma fra due esseri “interi”, che hanno sanato autonomamente i bisogni originari e che quindi siano capaci di stare nella coppia, senza il bisogno infantile di aggrapparsi l’uno all’altro.
Due persone che sanno stare in piedi da sole e che decidono di stare insieme per il desiderio di fondersi ma non confondersi, conservando rispettivamente la propria identità, in un rapporto che è di parità, di simmetria e di reciprocità.
Non è questo un mero ideale: è il modello della Persona e del rapporto persona-persona.
(rif. “Rimedi per il mal d’amore” di A. Todisco)

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