L’Amore maturo

Amore di Sé e amore dell’Altro

“Amare è anche tentare di conciliare due grandi amori inseparabili.
Essere innamorati della propria libertà e innamorarsi della libertà dell’altro.”
(J. Salomè)

Una visione diffusa, vagamente romantica, descrive l’amore di coppia come il sentirsi un tutt’uno con l’altra persona.
Sfatiamo una volta per tutte questo mito dell’amore come completamento di due metà separate, alla ricerca nostalgica dell’unione originaria.
La metafora usata è quella platonica della mela spaccata a metà.
Due mezze mele messe insieme, entro poco tempo, fanno… una mela marcia!
Il fondersi con l’altro per dar vita ad una illusoria unità implica la rinuncia alla propria identità e con essa ai bisogni e ai desideri che, in questa fase, vengono confusi con quelli dell’altro.
Una tale fusione (simbiosi, tipica dell’innamoramento) comporta il piacere di sentirsi tutt’uno con l’altro ma anche la tormentata sensazione di non poter esistere senza l’altro.
Un’angosciosa percezione di perenne precarietà.
Questo amore, ancora immaturo, è una continua oscillazione tra idealizzazione e delusione, è una condizione instabile in cui sensazioni di estasi ed esaltazione si mescolano con un senso di disorientamento e disequilibrio, dove l’impressione di aver finalmente trovato la “persona giusta” si sovrappone alla sensazione di non essere mai stati così insicuri e fragili.
L’idealizzazione iniziale è quell’elemento essenziale che ci fa innamorare di qualcuno: se non vedessimo il nostro partner come unico, speciale, perfetto, migliore di come nella realtà è, probabilmente non ci innamoreremmo nemmeno!
In questa fase, quando ciò che proiettivamente ci aspettiamo dal partner si scontra con la sua vera identità, si prova una profonda delusione e una svalutazione dell’altro che mette a dura prova la tenuta del rapporto.
Nelle relazioni adolescenziali questo è un processo tipico e porta alla rottura della relazione; quando questo accade con prevalenza anche nelle esperienze d’amore degli adulti si può ipotizzare la persistenza di bisogni evolutivi irrisolti.

Dall’innamoramento all’amore

Passato il periodo iniziale di “luna di miele” (due cuori e una capanna), l’idealizzazione deve infatti evolvere in una rappresentazione realistica dell’altro, che riusciamo ancora ad amare e apprezzare nonostante la realtà e la conoscenza reciproca ci abbiano mostrato anche i limiti e i difetti che inizialmente avevamo del tutto oscurato.
I due partner non si rappresentano più rispettivamente come i “migliori” (una sorta di follie a deux benigna, proprio perché transitoria), ma più realisticamente “meno peggiori”, ma comunque meritevoli di essere amati.
In amore non vale quindi il criterio della persona incompleta (uomo o donna che sia), incapace di stare in piedi da sola e che cerca (disperatamente) il sostegno dell’altro, in un rapporto di reciproco soccorso.
Due zoppi insieme non fanno un individuo intero: continuano a zoppicare e a far fatica ad andare avanti.
Una coppia matura è formata da due persone, che hanno definito la propria individualità, e non da due metà che tentano di superare le mancanze individuali attraverso un’ingannevole unione di coppia.
Per star bene insieme, come coppia, bisogna prima saper stare da soli, come persona intera, dove la solitudine non è vissuta come abbandono depressivo, ma come capacità di star bene in compagnia di se stessi.
Passata la fase dell’innamoramento, che rappresenta l’indispensabile “stato nascente” del rapporto, l’amore maturo non è più solo simbiosi.
È l’unione consapevole di due persone che pur diventando un tutt’uno (Noi) rimangono “due” (Io e Te), capaci di recuperare le loro identità e di saperle mantenere rispettivamente.
L’amore maturo non vive dell’altro (cioè non si nutre dall’altro per sopravvivere), ma vive con l’altro, all’interno di una relazione di scambio appagante, fatto di parità, simmetria e reciprocità.
L’amore in questa fase non è più un’esperienza passiva, subita, che si alimenta da sé, ma un’esperienza attiva, che va coltivata e mantenuta con dedizione.
L’unione fra due persone tendenzialmente indipendenti (anche se non del tutto o in assoluto) si affranca dal bisogno e dal senso di penuria e assurge a desiderio.
L’amore maturo è quindi una scelta libera non vincolata dal bisogno, cosa possibile solo se si è raggiunta l’autonomia, cioè se si riesce a stare sulle proprie gambe senza dover dipendere dall’appoggio dell’altro.
Esso si fonda sul rispetto e l’accettazione dell’altro per “come è” e non per “come vorremmo che fosse”, senza filtrarlo attraverso i propri schemi e pregiudizi e vedendolo nella sua vera individualità, che ora si sceglie liberamente di rispettare e di non dominare.
La gelosia non si manifesta mai in possessività ma si trasforma nel riconoscimento dell’altro come persona unica e distinta e nella condivisione della crescita autonoma dell’altro.

L’evoluzione dell’amore

“Un certo equilibrio interiore si può, e si dovrebbe, trovare da soli, ma poi per mantenerlo è bene essere in due” (G. Soriano).

L’amore maturo comporta quindi la scelta libera e consapevole di amare il nostro partner.
Per paradosso (quindi da non intendersi letteralmente), il rapporto più maturo fra un uomo e una donna è psicologicamente quello di due persone capaci di stare in piedi da sole e di godere della rispettiva autonomia.
Individui divenute persone, in grado di apprezzare la solitudine e grati di aver raggiunto una “posizione psichica” di libertà e di distanza emotiva dalle proprie nevrosi, da quelle degli altri e dai condizionamenti mondani.
In questo senso, in modo autoironico l’amore maturo potrebbe descriversi come “libera schiavitù reciproca”, sottolineando così l’affrancamento dal bisogno e la libertà di legarsi consapevolmente con l’altro.
I due partner non si rapportano reciprocamente per “bisogno” ma per “desiderio” di arricchimento, non per “necessità” ma per “lusso”: potrebbero tendenzialmente fare a meno l’uno dell’altro, ma non vogliono e decidono liberamente di “stare insieme”.
Questo amore maturo è ancora ben lontano dalla concezione attuale delle relazioni affettive, ancorate di fatto alla sovrapposizione culturale fra innamoramento e amore, che sono invece stati non solo mentali ma anche fisici e relazionali, completamente differenti.
Nella sua massima espressione matura, il “vincolo” iniziale dell’unione, che si manifesta nella frenesia dell’innamoramento, si trasforma in un “legame” compatibile con la libertà.
Questa evoluzione del rapporto dall’innamoramento all’amore non avviene “naturalmente”, non è il frutto delle pulsioni (per questo l’innamoramento è la cosa più comune del mondo, come lo sbocciare dei papaveri nei campi…), ma è l’esito di una più stabile unione (il passaggio dall’Io e Tu al Noi), che può avvenire (o non avvenire) attraverso un abile e preconscio lavoro di “coltivazione”, che entrambi i partner devono essere capaci di mettere in campo.
“Un rapporto di coppia è come un giardino.
Per crescere rigoglioso deve essere annaffiato regolarmente.
Ha bisogno di cure particolari a seconda della stagione e del clima” (J. Gray).
Come una pianta preziosa e delicata, l’amore può crescere e fiorire, oppure perire inopinatamente per eccesso di acqua o, all’opposto, per siccità.

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