Autenticità

Se stessi oltre l’apparenza

“Cercando di sembrare ciò che non siamo, cessiamo di essere quel che siamo.”
(E. Junger)

Il mondo d’oggi è sempre più sotto il dominio dell’apparenza.
Non vale più tanto essere, quanto apparire; non manifestare ciò che siamo, ma rappresentare ciò che vogliamo sembrare.
Personificando questa ossessione contemporanea, possiamo figurarla in tre caratteristiche che appaiono irresistibilmente desiderabili.
Questi aspetti sono ormai un riferimento universale e pervadente per mettere a punto la nostra identità sociale, l’immagine in “bella mostra” che ci piace esibire pubblicamente di noi stessi.
Come un tarlo, sono presenti stabilmente e operano rovinosamente nella nostra mente.
Tant’è che Osho li chiama “i tre idioti”!
I tre “idioti” sono:
– il BELLO
– il FELICE
– il SAPIENTE.
Tutte le rappresentazioni sociali, le performance a cui nessuno (uomini, donne e altri generi) riesce più a sottrarsi nelle proprie uscite mondane, ruotano intorno a questo copione.
Guai a pensare di non essere attraente, di non essere abbastanza gradevole e “figo/a” agli occhi degli altri (non importa poi se, in segreto, ci facciamo schifo o non ci piacciamo affatto!…).
È sconveniente non mostrare di essere “abbastanza” felice e contento/a della propria vita (anche se, finita la serata, sappiamo di rientrare nella nostra miserevole quotidianità o nella nostra depressa rassegnazione esistenziale).
Quanto a cultura e argomenti di conversazione, non sia mai che sia costretto ad ammettere (anche solo a se stesso/a) che di un certa “cosa” non so proprio nulla, e che forse farei solo bene ad ascoltare ed apprendere!
No! Niente da fare!
Ognuno, in fondo in fondo, in cuor suo pensa di essere il “migliore”.
Un mondo in cui tutti sono i “migliori”.
Infatti: i risultati sono sotto gli occhi di tutti!…
Come l’uomo ragno, ci arrampichiamo sui vetri, ci aggrappiamo ai frammenti dei titoli dei giornali, a qualche opinione sentita qua e là, e scioriniamo con disinvoltura tutto il “sapere” (che non abbiamo) e la nostra (in)competenza in ogni questione della vita.
Il trionfo dell’improvvisazione, l’apoteosi dell’esibizione istrionica!
Peccato che il palcoscenico di questa tragica simulazione non sia il teatro ma la vita vera.

“L’uomo finge continuamente di essere quello che non è; è un modo per nascondere se stesso. Chi è brutto cerca di sembrare bello, chi è preda di angosce cerca di sembrare felice, chi non sa niente cerca di dimostrare di sapere tutto. E le cose vanno avanti in questo modo. Se non diventi consapevole dei tre idioti che sono in te, non diventerai mai un saggio. È superando i tre idioti che si diventa realmente saggi” (Osho).

Non dobbiamo necessariamente aspirare a diventare saggi, come pretende Osho, per liberarsi di questi tre “idioti”.
Quello di essere un po’ più autentici sì, però! E smettere di vivere per compiacere gli altri.

Compiacere gli altri

“Ho imparato a trovare dentro di me le misure e le ragioni del mio vivere. Ho capito che devo volere ciò che sarò. Non posso più vivere per compiacere qualcuno, obbligandomi ad essere quello che non sono” (F. Volo).

Chi vuole piacere agli altri si comporta come uno schiavo che aspetta riconoscimento dal suo padrone.
Pensare, agire, parlare, atteggiarsi, muoversi come su un palcoscenico per strappare il consenso, l’approvazione, l’applauso, significa di fatto essere dipendente dagli altri, essere nelle loro mani.
Significa cedere agli altri la nostra libertà e il poco potere che abbiamo di essere noi stessi, in una realtà che non favorisce affatto l’autenticità, la creatività, l’autonomia delle persone.
Il narciso “medio” del giorno d’oggi si muove con apparente sicumera ed arroganza, credendosi grande ed aspettandosi il trionfo che pensa di meritarsi.
Il poveretto non sa che dietro la sua immensa coda di pavone ci sta in realtà un normale culo di pollo!
Comportati, muoviti, esprimiti, pensa, respira, così come ti viene.
Abbandona l’illusione di piacere a tutti.
Perché dovresti?
Non è forse vero che neanche a te tutti piacciono?
Accontentati di piacere solo a chi ti piace.
Sii grato se questo avviene, perché è la base di un rapporto fra due persone libere, che non scelgono per necessità ma solo “per il piacere della loro relazione”.

“Essere quello che si è: questa è la felicità più grande” (A. Jodorowsky).

Il benessere, ossia il senso profondo di star bene, nei propri abiti, nella propria pelle, si trova solo nell’autenticità.
Ma per arrivare a quello che siamo davvero, dobbiamo eliminare quello che non siamo.
Dobbiamo sbarazzarci di tutte quelle parti, quelle facciate, spesso posticce, che abbiamo assunto, nel tentativo di piacere agli altri ed essere accettati.
Dobbiamo liberarci di quello che abbiamo pensato di essere, per arrivare a scoprire ed accettare ciò che siamo veramente: la nostra identità non le nostre identificazioni.
Questo ci fa star bene ed essere bene!
Non ci può essere miglior bellezza della propria unicità.
Senza autenticità, persistendo nell’attitudine di compiacere gli altri, la propria natura, la propria bellezza interiore si trasforma in disagio, ossia nel non star bene in casa propria, con se stessi.
Diviene malattia, del corpo o della mente, ma soprattutto dell’anima.

Essere ciò che si è

“Voglio darti un consiglio, poi tu fai come ti pare. La tua forza è l’autenticità.
Non sforzarti di essere ciò che non sei, ma lotta per rimanere ciò che sei.
Tu non devi cercare niente, hai già tutto, fidati, devi solo prendere coscienza di te stesso.
Credici di più, prova ad avere un po’ di autostima. Non devi cercare un linguaggio nuovo, bensì imparare ad ascoltare quello che già possiedi.
Difendi la tua spontaneità e nel frattempo otterrai anche la naturalezza che si acquisisce
nel tempo con la fiducia in se stessi. Vivere è l’ arte di diventare quello che si è già” (F. Volo).

Essere ciò che si è, dunque. Autenticità non significa essere trasparenti ed esporre la nostra intimità a tutti, significa anzi cautelarla e riservarla alle sole relazioni più profonde, in cui siano presenti la reciprocità, la parità e la simmetria.
Significa comunque non ostentare ciò che non siamo, mostrare difensivamente ciò che non abbiamo, pensando solo che sia desiderabile agli occhi degli altri.
Ricordiamoci quindi più spesso chi siamo veramente, quali sono i nostri pregi e valori (se ne abbiamo) e quali i nostri difetti (sicuramente tanti, ma in quanto nostri meritevoli di comprensione).
Quello che fanno tutti, quello che pensano di pensare, dicono di sapere o fanno per apparire, lasciamolo agli altri.
È solo la scenografia e la sceneggiatura di un copione di dubbio genere (ora drammatico, ora tragico oppure francamente comico).
Dura il tempo della rappresentazione e il prezzo non vale forse lo spettacolo.
Nella mia lunga analisi personale, ho imparato che il narcisismo “malato” può essere addomesticato in narcisismo “sano” (“egoismo maturo”, autostima, chiamiamolo come vogliamo…).
Allora, al mattino, guardandomi allo specchio mi dico: “Vai. Sei grande!…”
La sera però, prima di andare a letto, mi riguardo bonariamente allo specchio e mi dico: “Ma va’ a dormire!…”
Non facendolo, l’eccitazione narcisistica potrebbe impedirmi di prendere sonno: il riposo dei “giusti” e dei “poveri in spirito”, quelli che sono nel mondo ma non sono di questo mondo, e che sono in pace con la propria coscienza.

“Dovete essere veri. Non fasulli. Presentatevi per ciò che siete.
Trovate voi stessi, trovate ciò che siete, e mostratevi come siete“ (L. Buscaglia).

Non possiamo diventare ciò che non siamo, non possiamo per lungo tempo assumere ruoli, identità che non ci appartengono.
Se le emozioni, i sentimenti, i pensieri, le azioni e tutto quello che facciamo non sono “allineati” paghiamo a duro prezzo, sul piano psicologico ma anche su quelli somatico e spirituale, la nostra non-autenticità.
La salute mentale comincia con l’accettazione profonda di noi stessi, per ciò che realmente siamo.
La cosa più eccezionale che possiamo fare è quella di essere semplicemente “normali”.

Quand’è che siamo veramente noi stessi?
Come facciamo ad essere certi di essere vicini alla nostra natura più autentica?
Siamo autentici quando sentiamo un senso di interezza, di coerenza interna e di armonia fra i diversi livelli del nostro “essere”: il corpo, la mente, lo spirito.

“Non mi sono accadute che cose inaspettate. Molto avrebbe potuto essere diverso se io fossi stato diverso. Ma tutto è stato come doveva essere; perché tutto è avvenuto in quanto io sono come sono” (C.G. Jung).

Questa posizione mentale ci porta ad andare oltre la nostra realtà individuale, a superare l’isolamento in cui spesso ci sentiamo incapsulati e a sentirci in rapporto con gli altri e con il mondo.
Trascendere l’individuale per immergersi nell’universale.
Essere Persona fra le Persone.

“L’impresa più grande è diventare se stessi: unici, irripetibili, imperfetti” (R. Calia).

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