Chi sono

Lo psicoanalista è un individuo che per risolvere i propri problemi si prodiga a risolvere quelli degli altri

E’ una battuta ovviamente, ma come tutti i motti di spirito contiene un fondo di verità. Non è un luogo comune infatti la convinzione che nella motivazione a fare una professione “psi” (psicologo, psichiatra, psicoanalista, ecc.) ci sia in origine un’esigenza di “ricerca di sé”.

Questo per lo meno nel mio caso è vero ed è lo spunto per una mia breve sintesi biografica. Come spieghereste voi la folgorazione di un bambino di diventare psicoanalista dopo aver visto il film “Passioni segrete” (1962) sulla vita di Freud?

dr. Roberto Calia

Il terapeuta consapevole come “guaritore ferito”

Quello stesso bambino, allora dodicenne, aveva già letto il mitico testo freudiano “L’interpretazione dei sogni”. Un bambino senza dubbio complesso ed orientato più ad esplorare il mondo interno che quello esterno.

La mia convinzione è che psi non si diventa ma si nasce, o perlomeno si acquisisce molto precocemente nella relazione primaria con la madre, quando nello sguardo reciproco fra mamma e bambino si sviluppa l’empatia. In quell’esperienza primaria il bambino sperimenta la frustrazione dell’inevitabile oscillazione fra simbiosi e separazione: l’attenzione del bambino a questa dinamica rappresenta la predisposizione alla ricerca del “difetto fondamentale” (Balint), alle possibili distorsioni dell’amore primario, fondamentali per il successivo sviluppo psichico.

In ogni caso, dopo una adolescenza turbolenta, combattuta per la conquista dell’autonomia, psicologo ci divento dal punto di vista accademico (1978). La passione è tanta, ma la fatica altrettanta, anche perché non frattempo mi ero sposato e diventato padre. Quindi da classico lavoratore-studente, ero orgoglioso di rivendicare il merito di essermi “fatto tutto da me…”

La laurea in psicologia non era allora (e oggi men che meno!) un traguardo, ma una tappa di un lungo percorso. Pochi sbocchi  lavorativi e poche opportunità di sviluppo professionale. Ma il mio scopo di vita era chiaro (ed in questo mi considero fortunato) e proseguo il mio viaggio.  

Lavorando sodo (con la famigliola che nel frattempo aveva accolto il secondo figlio) intraprendo il mio percorso formativo tradizionale, che allora voleva dire: analisi personale, analisi didattica, supervisioni cliniche; il tutto per oltre dieci anni.

Formazione psicoanalitica secondo standard tradizionali

Nel frattempo, avevo vinto un concorso ed avevo iniziato a fare lo psicologo in ambito pubblico.

La mia vita professionale da allora si è sviluppata su un doppio binario (come quel “tram che si chiama desiderio“): in ambito pubblico e in ambito privato.

Nel settore pubblico, passando per tutti i cambiamenti istituzionali succedutisi nel tempo (Consorzi Sanitari di Zona, USSL, ASL) ho assunto man mano, oltre le tipiche competenze cliniche e sociali dello psicologo nei servizi pubblici (Consultori Familiari, Servizi per le tossicodipendenze, Salute Mentale, ecc.), funzioni di coordinamento, di gestione e di direzione dei servizi e delle risorse umane. Diciamo che “ho fatto carriera”, fino a diventare direttore di strutture complesse (Primario) ed infine Direttore Sociale di una ASL lombarda, fino a giugno 2015. 

In ambito privato, oltre ad incarichi di consulente e formatore, ho svolto soprattutto l’arte del terapeuta, incardinata fondamentalmente sulla mia solida formazione psicoanalitica. Ho fatto esperienze diversificate praticamente con tutte le più tipiche patologie e sofferenze psichiche contemporanee, con modalità e setting rivolti ad adolescenti, adulti, coppie e famiglie. Il tutto per oltre trent’anni di professione.

Esperienza ultra-trentennale

Per mia attitudine (che come tutte le “vocazioni” è riconducibile alla propria storia personale) ho maturato una particolare competenza a trattare i disturbi e le patologie del Sé  (narcisismo, sindromi borderline, schizoide, disordini di personalità, psicosomatici, ecc.) in pazienti giovani ed adulti (rif. Winnicott, Guntrip, Kohut, Mitchell, Lopez). Queste sindromi, assai più diffuse dell’ansia e della depressione, si manifestano come malessere generale, disturbi somatoformi, senso di profonda insoddisfazione e autostima alternante, narcisismo, dipendenze, instabilità affettiva, disturbi sessuali, ecc.); se non affrontate per tempo (queste situazioni arrivano da uno psicoterapeuta mediamente dopo dieci anni di sofferenza!) sfociano prima o poi in una qualche forma di “crisi esistenziale”, che spesso si manifesta in una malattia organica o interviene dopo (di questo avremo modo di parlarne più ampiamente sul mio Blog).

Lungo l’arco temporale che va dagli studi universitari ad oggi, lo scenario scientifico nel frattempo è  ampiamente mutato. In parallelo a tutte le altre scienze, anche le discipline psicologiche vanno incontro a radicali ridefinizioni. Il vecchio paradigma bio-medico (fondato sul dualismo mente-corpo) mostra tutti i suoi limiti a cogliere i complessi bisogni dell’uomo contemporaneo. Anche la psicologia che si rifà a questo modello (che cioè condivide la ripartizione fra dimensione fisica da un lato e dimensione psicologica dall’altro) appare fortemente inadeguata con le sue mille pratiche applicative (le diverse metodologie psicologiche e psicoterapie, spesso in competizione fra loro).

Approccio integrato secondo i nuovi sviluppi scientifici

Con il rapido sviluppo scientifico e sociale irrompe la necessità di un nuovo paradigma olistico, capace di cogliere l’uomo nella sua interezzanon “a pezzi” (organi, apparati, funzioni, ecc.) o portatore di sintomi e malattie che vanno trattati singolarmente in modo specialistico. Una visione bio-psico-sociale si impone progressivamente, sintetizzata nello slogan “dal curare al prendersi cura”. Teoricamente tale visione oggi non viene messa in discussione da nessuno, ma nei fatti si assiste al trionfo di un approccio clinico mono disciplinare, iper-specialistico, con il pellegrinaggio dei pazienti da un medico all’altro, ognuno esperto di “un pezzo del problema” e nessuno che si prende carico del tutto, ossia del paziente come persona!

Simmetricamente a tali evoluzioni, compio un mio personale sviluppo di formazione e aggiornamento professionale, approfondendo gli studi in diversi ambiti e discipline, dalle neuroscienze, alla fisica quantistica, fino alle filosofie orientali e ai rapporti fra spiritualità e scienza (rivalorizzando in quest’ultimo ambito la profondità degli studi di Jung).  

Pur consapevole che questo nuovo “paradigma olistico” oggi sia noto soprattutto nella sua dimensione esoterica o new age, spesso banalizzato o spettacolarizzato da presunti guru, guaritori, operatori energetici, ecc., dichiaro con convinzione la mia adesione a tale modello, secondo gli sviluppi teorici e scientifici che si rifanno alla rete olistica del Club di Budapest (Laszlo) e alle acquisizioni sempre più consolidate della Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI).

Competenze in campo clinico, istituzionale e sociale

La mia professionalità è caratterizzata dalla “tensione etica” verso lo sviluppo della Persona, secondo gli orientamenti di Davide Lopez. Le mie competenze sono applicabili sia in ambito clinico (psicoterapia ad adulti o adolescenti, coppie e famiglie), sia in ambito sociale, come promozione del benessere (counseling, coaching individuale, gruppi di consapevolezza e crescita personale), o in campo organizzativo ed istituzionale (formazione ed interventi di sviluppo organizzativo). Svolgo inoltre attività di formazione e supervisione per giovani colleghi delle professioni sociali (psicologi, assistenti sociali, educatori, operatori sociosanitari). 

 Anche in ambito politico metto a servizio la mia professionalità, con l’impegno in gruppi e movimenti che si orientano ad ampliare la consapevolezza delle persone rispetto al proprio “essere al mondo”, nella convinzione che ciò possa portare, prima o poi, verso una ineludibile Terapia del Mondo. Il convincimento di fondo è che il vero soggetto della Politica è la Persona.

studio psicoanalista sfondo Milano

Qui potete vedere il mio sviluppo professionale (CV)