Consapevolezza

La conoscenza di sé

In ognuno di noi c’è un altro essere
che non conosciamo.
Egli ci parla attraverso i sogni e ci fa sapere
che vede le cose in modo ben diverso
da ciò che crediamo di essere.”
(C.G. Jung)

La persona umana è come un diamante dalle mille sfaccettature, tutte racchiuse in un’unica, preziosa identità.
La conoscenza di sé non è facile proprio perché la nostra identità è poliedrica, composta cioè da tanti aspetti.
Conoscere se stessi significa entrare in contatto con questi aspetti, tutte le proprie potenzialità, l’intera gamma delle possibilità personali.
Le luci e le ombre.
Quando ci avviciniamo a noi stessi, ci spaventa scoprire qualcosa che non conoscevamo, ci disorienta il dover tenere insieme tante parti, alcune addirittura in contraddizione o non in armonia con il resto.
Sono le nostre “ombre”, le dinamiche inconsce della nostra mente, la nostra ignoranza su queste parti essenziali di noi stessi che ci portano i disagi, lo stare male e quel senso di vuoto e di incompletezza che è alla base di tutte le sofferenze mentali.
Senza una adeguata consapevolezza di noi stessi viviamo come “separati in casa”, stranieri in patria, alienati a noi stessi.
Viviamo una vita che non ci appartiene del tutto.
Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia” (C.G. Jung).

Non si tratta di giungere all’illuminazione (come vogliono certe mode new age, scimmiottando le strade luminose delle filosofie orientali o della fisica quantistica), ma di “fare luce” portando alla coscienza aspetti di noi stessi nascosti inconsciamente dentro il nostro mondo interiore.
La consapevolezza di sé è imprescindibile per prendere in mano la nostra vita e dare pienezza al senso della nostra esistenza.
Non c’è mai da annoiarsi e soprattutto nulla da temere a ricercare se stessi, nulla può essere così “spaventoso” o contrario allo sviluppo della nostra natura o allo svolgersi del nostro scopo di vita.
Si tratta in fondo di provare a ritrovare di noi stessi, quello che era già presente in noi e che in qualche modo “conoscevamo-senza-saperlo”.

La via della selva

Ma non c’è presa di coscienza senza sofferenza.
Per questo la maggior parte della gente fa di tutto, fino ai limiti dell’assurdo, per evitare di confrontarsi con se stessi e riconciliarsi con la propria anima.
La via della consapevolezza è una strada frastagliata, piena di ostacoli, spesso interrotta.
Una volta intrapresa bisogna evitare di ritornare spesso sui propri passi: la paura del “buio” nei meandri della nostra mente ci lusinga a fermarci, facendoci correre il rischio di illudersi di essere giunti alla fine.
“Cos’altro ho bisogno di capire di me stesso? i problemi sono solo fuori, non dentro di me…”, questa è la più tipica resistenza ad intraprendere e proseguire la strada della conoscenza di sé.

Eppure il nostro equilibrio dipende proprio dalla capacità di “connettere” i diversi elementi della nostra mente, di integrarli e saperli ricondurre ad unità.
Questa unità, composita e complessa (non più complicata se la nostra consapevolezza è matura) è la nostra Identità, quel che siamo realmente e non quel che “pensiamo” di essere o quel che “vorremmo” essere.
Questa identità, unica ed irripetibile, cioè non identica a nessun altro, è la Persona, unità di corpo, mente, anima e spirito, mai compiutamente definita ed in eterno divenire.

Ci sono dei poteri dentro di te che,
se tu potessi scoprirli ed utilizzarli,
farebbero di te qualsiasi cosa tu abbia mai
sognato o immaginato di poter diventare.”
(O. Swett Marden)

La consapevolezza non è un traguardo prefissato che si raggiunge una volta per tutte.
È un processo “terminabile e interminabile” (Freud).
Più che un fine è un mezzo.
Più che una meta è un lungo percorso che bisogna compiere, passo dopo passo, senza scorciatoie.
Contemplando bene ciò che incontriamo lungo il cammino, e soffermandoci di volta in volta per il per il tempo necessario, non avremo il bisogno di voltarci indietro a rimpiangere quello che abbiamo appena attraversato.

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