Il dio denaro

Le 7 vergogne

“Fai del denaro il tuo dio e ti tormenterà come il diavolo.”
(H. Fielding)

Le sette vergogne del mondo, secondo Gandhi sono:
1) Ricchezza senza lavoro
2) Piacere senza coscienza
3) Conoscenza senza virtù
4) Commercio senza morale
5) Scienza senza umanità
6) Adorazione senza sacrificio
7) Politica senza principi.

La madre di tutte le vergogne è l’adorazione del dio-Denaro.
La bramosia insaziabile e incondizionata di potere e ricchezza ha trasformato l’economia da mezzo a fine dell’esistenza.
I soldi non servono più per vivere dignitosamente, ormai si vive per fare soldi spudoratamente.
L’economia è diventata la nuova religione.
Sono state abili le menti che governano il mondo ad imporre, da Occidente ad Oriente, un solo unico Dio: il Denaro.
Il possesso di beni e l’arricchimento materiale sono diventati la religione universale in cui tutti credono.
Una religione mondana fatta di illusioni, promesse e sacrifici.
Una religione feticistica che ha trasformato i soldi a fine ultimo della vita.
La vita immolata al “godimento”, secondo rituali irrefrenabili, che perseguono possesso, successo, potere, appagamento egoistico.
Si è così compiuta una vera “perversione” del significato autentico dell’esistenza.

Se non è più condivisibile la concezione del denaro come “sterco del diavolo”, è però innegabile il ruolo assolutistico, ossessivo e dominante assegnato ai soldi nella nostra vita.
Quando i soldi si insinuano nella vita delle persone instillano dubbi, mettono in crisi altre certezze.
I soldi si trasformano in un virus che produce una vera e propria malattia.
L’uso scriteriato e irrazionale del denaro trasforma le esigenze in dipendenza e i desideri in angoscia.
Ogni cosa ha il suo prezzo e questo si fa coincidere con il suo valore.
Al denaro viene affidato il potere di determinare e dare forma al proprio benessere (non solo a quello materiale, come è ovvio, ma anche a quello emozionale, affettivo e relazionale), al proprio essere al mondo.
“Può essere bene avere il denaro e le cose che il denaro può comprare, ma è bene anche, ogni tanto, controllare ed essere sicuri di non aver perso le cose che il denaro non può comprare” (G.H. Lorimer).

Un virus malefico

Non è l’economia che può curare questa malattia contagiosa, ma il ritorno all’etica e alla responsabilità delle persone, nella riscoperta del vero significato della vita, degli affetti e delle relazioni fra le persone e fra le persone e le “cose” della vita.
Oggi c’è un primato dell’oggettività sulla soggettività, del materiale sullo spirituale, delle cose visibili rispetto a quelle invisibili (che secondo la cosiddetta scienza obiettiva non esistono nemmeno e che invece, come sappiamo bene tutti, comprendono le cose più importanti della nostra esistenza).
Se la vita è solo l’esperienza che facciamo nella nostra vita terrena e null’altro, allora tutto si trasforma in una corsa folle ad “arraffare” il più possibile, senza freni, senza limiti.
Il motore che muove la vita diventa così un’illusione vuota, un gigantesco delirio di onnipotenza di fronte al Nulla, ossia al vuoto di senso che è la parte nascosta di questa tragica rappresentazione della vita.
Basterebbe pensare che le cose materiali (oggetti, beni, merci, soldi) sono soggette a penuria (mancanza) ed inducono bisogni competitivi.
Le cose immateriali (idee, pensieri, sentimenti, emozioni) sono invece soggette ad eccedenza (abbondanza), sono potenzialmente inesauribili e promuovono desideri creativi.
Ecco spiegato il primato del soggettivo sull’oggettivo, dello spirito sulla materia, della psiche sul corpo.

C’è un’altra grande ricchezza sulla quale bisognerebbe ritornare ad investire: la persona e la relazione fra le persone.

“Puoi comprare una casa ma non un focolare;
puoi comprare un letto ma non il sonno;
puoi comprare un orologio ma non il tempo;
puoi comprare un libro ma non la conoscenza;
puoi comprare una posizione ma non il rispetto;
puoi pagare il dottore ma non la salute;
puoi comprare l’anima ma non la vita;
puoi comprare il sesso ma non l’amore.”
(Detto cinese)

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