Emozioni

Il misterioso salto fra la mente e il corpo

La realtà umana, così come ce la rappresentiamo, è caratterizzata dal dualismo.
Tutta l’esperienza viene interpretata sotto forma di coppie di opposti: bianco/nero, vita/morte, gioia/dolore, corpo/mente, ecc.
Anche Religione e Scienza vengono contrapposte, ritenendole inconciliabili.
Così, quando dobbiamo fare delle scelte, sembra spesso di trovarci davanti ad un bivio, dove entrambe le strade ci appaiono desiderabili ma incomplete.
Per fortuna si va oggi progressivamente affermando un nuovo orientamento culturale, secondo cui appare possibile passare dal livello della coscienza dualistica che divide (aut-aut), a quello della coscienza unitaria che integra (et-et).

Il corpo e la mente non sono due entità distinte.
Non è solo il cervello l’organo della mente.
Il corpo intero (fatto di materia) è tutt’uno con la mente (che attinge nello spirito).
Materia e spirito sono espressioni vibrazionali dell’Universo che ci circonda e in cui siamo immersi.
Sul piano individuale lo spirito permea la nostra anima, che per comunicare con il corpo (la materia) ha bisogno della mente.
La psiche non è niente altro che il software del cervello (hardware), ma è l’energia che gli dà vita.
Bios e phisis sono manifestazioni della medesima realtà.

Tutta la realtà, interna ed esterna a noi, è interconnessa.
È come un grande campo energetico in cui tutto (una persona, un animale, una cosa, una molecola, un atomo, una particella…) è collegato e interagisce con tutto il resto.
È questo il “luogo”, il punto di incontro della coscienza individuale ed universale, dove Tutto è Uno e viceversa.
In questo “regno” non-locale ed eterno, che è ovunque e in nessun luogo, senza spazio e senza tempo, siamo tutti interconnessi.
Nessuno è un’isola” (E. Laszlo).

Il modo in cui viviamo e quello che facciamo ha un effetto non solo su di noi ma anche sugli altri intorno a noi.
Fare del bene e trattarsi bene non sono atti contraddittori: vanno insieme di pari passo.
Se vivi e agisci in un modo che è buono per gli altri e per la natura, vivi e agisci in un modo che è buono anche per te.
In un mondo interdipendente e interagente, ciascuno di noi è una variabile determinante nel futuro di tutti.
Magnifica visione unitaria della Vita, in cui universalità, parità e solidarietà sono elementi costitutivi dell’esistenza, non sterili concezioni ideologiche umane.

L’elemento centrale di questa unità è rappresentato dalle emozioni.
Le emozioni sono il ponte fra il corpo e la mente.
Si “sentono” con il corpo, si “leggono” con la mente.
Ma si esprimono soprattutto con il cuore.
Il cuore è il “centro” del nostro corpo, ma è ciò che anima la nostra mente.
Senza il cuore, la mente sarebbe solo ragione, un corpo senza anima.
Sono le emozioni che ci legano come entità materiali (ciò che avviene nel nostro corpo), al mondo immateriale (che solo per approssimazione riusciamo a percepire con la mente).
È nel momento in cui percepiamo qualcosa, un sentimento diventa sensazione, che l’immateriale prende corpo, lo spirito diventa materia, attraverso le reazioni psicofisiologiche del nostro corpo, “molecole d’emozioni” (C. Pert) che si librano, anima e corpo, dentro e fuori di noi!

È attraverso le emozioni che avviene il “salto misterioso” fra l’invisibile e il visibile, fra lo spirito e la materia, fra il soggettivo e l’oggettivo.
Non appena un’emozione “appare” nella mente, si manifesta istantaneamente nel corpo, attraverso i complessi meccanismi psico-neuro-endocrino-immunologici del nostro organismo.
Attraverso le emozioni (finalmente strappate dal rango di “patologia”, dove di solito vengono relegate, quando connotiamo in negativo “l’essere emotivi”!) noi possiamo dunque vivere questo senso di unione, rendendo possibile allo stesso tempo il “sentirci bene” come un “sentirci da Dio!”, come sintesi della percezione sottile della nostra totalità, in unione con Dio, la Natura e l’Universo.

Il colore delle emozioni

A volte le parole non bastano. E allora servono i colori. E le forme. E le note.
E le emozioni” (A. Baricco).

Una delle lezioni più importanti che la vita ci insegna è che esiste il dolore, ma che è possibile trasformarlo in gioia.
La maggior parte di noi è indaffarata a perseguire il piacere, le cose positive, la felicità, pensando che le cose opposte, il dolore, i dispiaceri, gli ostacoli siamo solo “accidenti”, incidenti di percorso di cui sbarazzarsi in fretta per tornare al “godimento”.
Come se la felicità fosse lo stato naturale dell’essere.
Non si ha consapevolezza che le emozioni primarie (l’angoscia, la disperazione e la beatitudine) non sono condizioni “statiche”, ma stati dinamici della mente, che si sviluppano lungo un continuum che comprende i due opposti.
Non può esistere uno stato positivo senza il suo negativo e viceversa.

Tutte le nostre emozioni sono l’esito dell’intreccio continuo ed inarrestabile dei tre stati essenziali della mente (angoscia, disperazione, gioia), così come tutti i colori sono il risultato della combinazione dei tre colori primari (il rosso, il giallo e il blu).
Non può esserci quindi il piacere senza accettazione del dolore.
Se anche potessimo eliminarlo, non saremmo più capaci di provare il piacere.
Muta il tuo dolore in danza” (H. Nouwen).
Ogni esperienza, positiva o negativa, deve essere accolta e sperimentata fino in fondo.
Se la lasciamo esprimere è più facile trarne esperienza, imparare a conoscerla e sentirla come nostra, come una delle infinite possibilità della vita.

La nostra vita emotiva ed affettiva, come la colonna sonora di un film, si svolge metaforicamente sulle tonalità e sulle armonie della tastiera di un pianoforte, dove da un lato ci sono gli “acuti” e dall’altro i “bassi” più estremi.
Non si può pretendere di suonare su poche note centrali una bella composizione: il pianoforte è lo strumento musicale più completo, perché comprende tutte le potenzialità espressive della musica.
Così solo accogliendo tutte le emozioni, dalle più semplici e comuni del quotidiano fino a quelle più profonde o estreme, vissute in pienezza e presenza, possiamo sperare di apprendere ad essere “felici”.

Serenità

L’infermità emozionale della nostra società è una catastrofe ancora più grande della bomba atomica e le uniche terapie possibili sono creatività e bellezza” (A. Jodorowsky).

Come detto, le emozioni sono il “ponte” fra la mente, il corpo e lo spirito, e sono espressione di ciò che siamo e sentiamo veramente, secondo la nostra “natura” (Essere) e la nostra “cultura” (Essere al mondo).
Non a caso assistiamo ad un massiccio attacco manipolatorio dell’universo emozionale, nel tentativo di snaturare e occupare la libertà interiore individuale.
Da un lato, si “squalificano” le emozioni, considerandole un difetto (una persona “emotiva” sarebbe una persona fragile; in medicina le emozioni sono del tutto negate ed escluse dal rapporto clinico).
Dall’altro, c’è un’apparente esaltazione degli “stati mentali estremi”: si persegue il “meraviglioso”, l’ “entusiasmante”, lo “straordinario”, la “felicità obbligatoria”.
Stati emotivi che ciascuno dovrebbe vivere spontaneamente in modo unico e personale (con la sua anima e il suo corpo) diventano categorie, modelli da perseguire.
Il mondo emozionale è il campo di battaglia del marketing e della nuova cultura totalizzante della civiltà occidentale (ma neanche l’Oriente ne è esente!)
Il paradosso imperante sembra essere racchiuso in questo sorta di chiasmo ironico: ciascuno è libero di vivere ciò che vuole, e tutti vivono ciò vuole la Libertà!

Ciononostante, la serenità interiore è realisticamente perseguibile, se riusciamo a staccarci da tutte le lusinghe isteriche ed illusorie della “felicità tutti i costi”, che caratterizza la nostra attuale decadenza sociale.
La serenità non è trastullo né vanità, ma altissima conoscenza e amore, è affermazione di ogni realtà, è vigilanza al margine di ogni profondità e precipizio.
Essa è il segreto della bellezza e l’autentica sostanza di ogni arte” (H. Hesse).

Bisogna però essere capaci di mantenere un nostro personale “baricentro emozionale” (che equivale ad un equilibrio psicofisico e spirituale), nonostante gli attacchi malefici di un mondo non orientato all’amore e al rispetto, ma solo al possesso e alla espropriazione della libertà della persona.

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