Desiderio

Quali desideri?

“Il primo passo per ottenere dalla vita le cose che volete, è decidere cosa volete.”
(B. Stein)

Il desiderio anima la nostra esistenza, è ciò che ci fa sentir vivi in tutto ciò sentiamo, pensiamo, agiamo. È l’energia dello spirito che attraversa la nostra vita.
Ma perché si “incarni”, diventi tutt’uno con noi, il nostro vero stimolo interiore, bisogna che sia il “nostro” personale desiderio, non quello degli altri. Sembra banale, ma non lo è. È addirittura essenziale.
Il più delle volte le cose che desideriamo (o meglio, pensiamo di desiderare) non si ottengono, non accadono, semplicemente perché non sappiamo neanche di volerle, oppure non le desideriamo veramente. Il più delle volte non siamo affatto capaci di distinguere fra desideri autentici, che vengono dal profondo di noi stessi, e desideri indotti da sollecitazioni esterne.
Il punto di partenza è quindi uno solo: domandarsi, comprendere ed allinearsi ai nostri desideri più veri, quelli che sono essenziali alla nostra vita e che ci portano sulla strada della realizzazione.
Solo ciò che è “vero”, autentico in concreto per noi e non in astratto per tutti, se è in linea con la nostra essenza, ci fa stare bene.
È dal corretto allineamento del nostro corpo, con la mente e con lo spirito, che è possibile raggiungere la pienezza di sé ed un senso compiuto di  beatitudine (non è forse vero che quando stiamo bene e ci sentiamo realizzati qualche volta diciamo “mi sento da Dio…”?!
In quel momento, non so se solo metaforicamente, siamo in effetti tutt’uno con l’Universo (e quindi con Dio).

“Voi siete il vostro desiderio recondito.
Il vostro desiderio è la vostra volontà.
La vostra volontà è la vostra azione.
La vostra azione è il vostro destino.”
(Upanishad)

L’Occidente, anche se lo combatte a livello religioso e ideologico, fa del desiderio il principio fondamentale della vita.
L’Oriente considera il desiderio la fonte di ogni male: desiderare qualcosa equivale a essere posseduti da ciò che si desidera.
La realtà sociale d’oggi tende alla creazione continua di desideri.
Non più desideri quale trasformazione evolutiva dei bisogni primari, ma desideri indotti, “promesse” di felicità facilmente fruibile per tutti, seguendo i feticci che la civiltà ci propone.
Così il desiderio diviene sempre crescente e può diventare insaziabile.
Si diventa quindi dipendenti dall’eccessivo attaccamento alle cose desiderate, che sono quasi sempre “cose”, prodotti materiali esterni.
Il desiderio è rivolto più al mondo esterno che a quello interno.

Tra l’accettazione incondizionata del desiderio (e quindi, dipendenza) e la sua radicale soppressione (privazione e repressione) può esserci un terzo principio modulatore: tenere il desiderio in sospensione (D. Lopez).
Non è dunque necessario rinunciare tout court al desiderio, ma imparare a padroneggiarlo e realizzarlo non in modo istintivo o compulsivo.
Come?
Ad esempio quando il nostro desiderio incontra simmetricamente il desiderio di un’altra persona.
Oppure saperlo differire, tenerlo sospeso: rimandarlo e utilizzarlo come motivatore per la costruzione dei nostri migliori progetti di realizzazione personale.
Una sorta di “dovere” che si trasforma in un superiore “piacere” differito.
“Non è mai troppo tardi per essere quello che avreste potuto essere” (G. Eliot).
Su questo principio ruota la potenzialità di una cultura trasformativa, capace cioè di facilitare il cambiamento e l’azione, sia dei singoli individui che della collettività.

Il rischio

“Se dovessi darti un consiglio, ti direi: non lasciarti intimidire dalle opinioni altrui, poiché solo la mediocrità cerca conferme. Affronta i rischi e fa quello che desideri.” (P. Coelho).

Quello che accade nella nostra vita è il riflesso di quello che pensiamo, desideriamo, progettiamo e realizziamo (cioè rendiamo reale), seguendo le nostre più profonde ed autentiche intenzioni.
Se prevale la paura, otterremo esattamente tutto ciò che vi è connesso: angoscia, negatività, rinunce.
Se non decidiamo di prendere in mano, di assumerci la responsabilità e il rischio di orientare il corso della nostra vita, saranno gli altri che decideranno al posto nostro.
La tua vita andrà secondo strade e scelte che non sono tue.
Ciò che paventava la paura, il rischio di fallire diventa reale: ha vinto la paura!
“La vita è un processo in cui si deve costantemente scegliere tra la sicurezza (per paura e per il bisogno di difendersi) e il rischio (per progredire e crescere). Scegli di crescere almeno dieci volte al giorno” (A. Maslow).

Il rischio peggiore della nostra esistenza terrena è proprio quello di “star fermi”, di lasciar trascorrere la vita, aspettando che succeda qualcosa.
Con molto ritardo e grandi rimpianti ci accorgeremo che, mentre aspettavamo qualcosa dalla vita, era la vita che aspettava qualcosa da noi…
L’esito drammatico è che la tua vita diventa residuale, non autenticamente vissuta, fondamentalmente sprecata.
Nient’altro che rimasugli di sogni, briciole di desideri, tanti doveri e qualche “contentino” qua e là.
Di fronte alle incertezze e ai dubbi, dunque, non confrontarti con le tue paure. Guarda piuttosto alle speranze e desideri. Assumiti la responsabilità di costruire il tuo futuro.
Corri il rischio di assecondare i tuoi desideri e di trasformare i sogni in realtà.
“Verrà il giorno in cui vi mancherà una sola cosa, e non sarà l’oggetto del vostro desiderio, ma il desiderio” (M. Jouhandeau).

Non bisogna però scambiare il mezzo (o il modo), con il fine.
Come dicevamo, devi prima comprendere cosa vuoi e perché: capire le tue vere motivazioni, i tuoi desideri più profondi.
“Il desiderio è l’unico motore che muove il mondo” (G. Gaber)
Poi intraprendi il cammino verso la realizzazione.
“Per rendere reali i sogni, bisogna svegliarsi!…”
Puoi capire se la strada è giusta semplicemente da come ti senti emotivamente, dal senso di coerenza fra la parte razionale, la volontà con i tuoi sentimenti.
Deve esserti chiaro in ogni caso che il cammino è già parte del percorso.
Puoi raggiungere il traguardo, la meta prefissata, se sai dare la giusta importanza al viaggio.
“Si guarda solo avanti, alla presunta meta, e non ai lati, dove scorrono quegli attimi per cui vale intraprendere il viaggio” (D. Glattauer).

Desiderio e intuizione

“Fidatevi del vostro intuito. Due occhi bendati vedono molto più chiaro di una mente cieca.”
(F. Privitera)

Oltrepassando la razionalità del pensiero cosciente, l’intuizione attinge direttamente alle nostre parti profonde e ci mette in sintonia con le nostre più vere intenzioni.
Quando ci lamentiamo che i nostri desideri, i nostri sogni o persino le nostre preghiere, non si realizzano, siamo proprio sicuri che siano quelli i “nostri” veri desideri?
Che siano cioè le cose che veramente vogliamo, quelle che ci fanno star bene, in  totale armonia fra la mente, il corpo e lo spirito?
Siamo sicuri che non siano le cose che altri ci hanno fatto credere e che noi abbiamo soppiantato con quelli che erano i nostri veri scopi?
Noi pensiamo di sapere cosa desideriamo.
In realtà questa cosa non sempre corrisponde ad un vero, profondo desiderio, coerente con il nostro Sé autentico.
I desideri che esprimiamo si riferiscono in genere a cose esterne, materiali.
I veri desideri riguardano invece i nostri affetti, la nostra realizzazione interiore, la nostra elevazione spirituale, chi siamo e cosa vogliamo veramente.
Il fatto è che pian piano, con i condizionamenti educativi e sociali, ci siamo sempre più allontanati dai nostri “scopi” originari.

Per recuperare i nostri desideri veri bisognerebbe fare una sorta di “reset” di tante sovrastrutture mentali, che ormai rappresentano quello che pensiamo di essere: il nostro falso Sé con il quale transitiamo in massima parte la nostra realtà “apparente”.
Spesso noi “crediamo” di desiderare ma in realtà perseguiamo obiettivi secondari, legati ai nostri bisogni materiali.
Sono “falsi” desideri, non allineati alle nostre aspirazioni profonde, alle nostre attitudini personali, al nostro scopo di vita, che spesso (tragicamente) non conosciamo o, meglio, abbiamo dimenticato, ormai perduto con i sogni dell’infanzia.
Per recuperare questi “talenti”, i doni con cui siano nati, la nostra vera natura, non bisogna identificarsi con le inevitabili paure e le angosce della vita quotidiana, ma con i sogni e le speranze, ascoltando non solo la mente, ma soprattutto il cuore e la “pancia”.
Svincolato dalle paure (che non svaniscono, ma ci accompagnano non più da nemiche), il nostro spirito libero può così riprendere il cammino interrotto.
Completare il nostro personale “viaggio dell’eroe”, verso la realizzazione di ciò che veramente siamo e per il quale siamo al mondo.

Noi e gli Altri

”Qualunque cosa desideri, donala tu per primo.”(S. Kriyananda)

Cosa desideri dagli altri? Amore? Comprensione? Lealtà?
Qualsiasi cosa ti aspetti, dalla tu per primo.
Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te stesso. Precetto cristiano?
Di più: è un principio etico universale.
“Si dice che quando una persona guarda le stelle, è come se volesse ritrovare la propria dimensione dispersa nell’universo.”(S. Dalí).

Nella notte di San Lorenzo quando si vede una stella sfrecciare nell’oscurità del cielo, illuminandolo per un attimo con il suo bagliore, si dice di esprimere un desiderio.
Quando accade, pensa dunque intensamente a … (qualunque cosa ti venga in mente, di solito la prima, la più intima e segreta, qualcosa che riguarda in genere qualcun altro: un vero desiderio profondo non si spreca ad immaginare qualcosa di materiale ma di immateriale, come le emozioni, gli affetti, i sentimenti…).
Immagina per un attimo che il tuo desiderio si sia realizzato, sia già diventato vita….
Bene, tu lo hai fatto.
Ora tocca alle stelle, al fato, al destino, o più semplicemente alle nostre intenzioni più autentiche, al nostro scopo di vita portare a compimento il desiderio.

“Se guardi il cielo e fissi una stella,
se senti dei brividi sotto la pelle,
non coprirti, non cercare calore,
non è freddo ma è solo amore.”
(K. Gibran)

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