Prove

Prove, ostacoli e sfide

“Se trovi un sentiero senza ostacoli, probabilmente non va da nessuna parte.”
(F.A. Clark)

La vita inevitabilmente presenta ostacoli e difficoltà. A tutti. Nessuno escluso, senza privilegi.
Inutile chiedersi “perché proprio a me?!”, oppure ricercare ossessivamente di chi sia la “colpa”.
Sta a noi affrontare le difficoltà come “prove”, non come sfortune. In modo attivo oppure passivo.
Quello che fa la differenza è il nostro atteggiamento di fronte a queste prove.
Siamo solo noi, con le nostre risorse interiori, che possiamo trasformarle in opportunità di crescita e di trasformazione.
Ogni volta che la vita ci pone di fronte ad un problema, un ostacolo o anche una semplice contrarietà, la nostra prima reazione è di irritazione e rifiuto.
Quasi non ce l’aspettassimo, quella cosa è capitata a noi!
La medesima cosa, quando capita agli altri, riceve da noi “tutta la comprensione possibile!”…
Persino i più gravi fatti di cronaca che leggiamo sui giornali, le grandi tragedie della vita, vengono da noi razionalmente considerati come “cose che capitano”, normali “eventi della vita”.
Quando invece siamo noi ad essere sottoposti ad una qualche prova dalla vita è diverso, tendiamo a considerarlo anomalo, siamo pronti a sentirci sfortunati, vittime dalla cattiva sorte.

La prima risposta istintiva è ricercare un colpevole, tiriamo in ballo Dio, il destino, il governo, mariti, mogli, figli, amanti, vicini o semplicemente “chiunque” altro!
Perché se non ci fosse una ragione, un colpevole, a noi quella cosa lì non doveva capitare!
E quando non lo troviamo, ecco che il colpevole siamo noi: quindi “sensi di colpa” e autoflagellazioni interminabili.
I problemi non si affrontano andando a scovare veri o presunti colpevoli, ma cercando soluzioni, vere, concrete, fattibili, non fughe illusorie o fantasie irrealistiche.
Quindi, tutto ciò che consideriamo normale per gli altri, per noi diventa inaccettabile, impossibile!
È come se, in fondo in fondo dentro di noi, ci fosse una sorta di aspettativa di immunità, una promessa di intoccabilità.
“Ma come? ci era stato detto che saremmo stati felici, e ora invece siamo infelici ed angosciati di fronte a questa prova, a questo mostro insormontabile!”…

Di fondo c’è un “equivoco” psicologico.
Da un lato, sul piano razionale (con la testa), sappiamo che la vita comporta inevitabilmente difficoltà e problemi.
Dall’altro, emotivamente (con la pancia), un residuo di pensiero magico infantile ci fa sentire come bambini impauriti, arrabbiati e delusi, pronti a rivendicare l’intervento risolutivo di altri (i genitori un tempo, amici, parenti, amministratori, politici ora).
Così facendo coltiviamo l’illusione di poter ancora dipendere da qualcun altro: cosa che, non solo è una mera illusione, ma di fatto diventa la rinuncia alle nostre possibilità di superare l’ostacolo da noi stessi.
Ogni prova che la vita ci mette davanti non è lì “per caso”, è sempre in qualche modo connessa con noi, rimanda ad una qualche nostra “responsabilità”, ci riguarda personalmente.
Va ineluttabilmente accettata, non dico volentieri, ma come un passaggio obbligato nella scala della vita.
Come disse Charles R. Swindoll “la vita è per il 10% cosa ti accade e per il 90% come reagisci”.

La vita non è quella che dovrebbe essere o avrebbe potuto essere.
È quella che è, quella che anche inconsapevolmente abbiamo contribuito a determinare.
Il vero problema allora non è il problema in sé ma il modo in cui reagiamo di fronte a quel problema.
È la modalità in cui l’affrontiamo che fa la differenza, fra l’accettare la prova o rifiutarla, fra viverla come occasione di crescita o porsi con l’atteggiamento della “vittima”.
E questo determina in modo sostanziale le possibilità di superare la prova, di andare oltre il problema, oppure di tentare di differirlo, aspettando una soluzione che viene dagli altri, e che spesso compromette pesantemente la nostra condizione presente e futura.

Passaggi

Sono le difficoltà che fanno nascere i miracoli” (W.F. Sharpe).

Qualche volta anche un guerriero cade preda dello scoramento.
Il guerriero prova sofferenza e confusione, perché sa di non aver ancora raggiunto la meta che si era prefissato.
Anche se in quel momento pensa che niente riuscirà a risvegliare la passione originaria che sembra ormai essersi affievolita, è caparbio e non perde del tutto la speranza.
Non abbandona la missione che ha intrapreso.
Mantiene così la posizione conquistata, in attesa che sopraggiunga qualche avvenimento a restituirgli il vecchio entusiasmo.
Così, quando meno se lo aspetta, una nuova porta si apre.
E il guerriero riprende il viaggio (riel. da P. Coelho: “Manuale del guerriero della luce”).

Le avversità dunque sono utili. Mettono le persone in condizioni di andare oltre la realtà di tutti i giorni e le mettono in contatto con le proprie risorse interiori.
“Nella disperazione, le persone cominciano a tirar fuori il loro potere e si accorgono che tutto può essere cambiato e che essi possono cambiare le cose solo se prendono in considerazione il loro Sé Superiore”. (S. Wilde)
Se così è, allora vuol dire che abbiamo sempre in noi stessi le possibilità di trovare le risposte più adeguate. Anche quando la soluzione non è quell’ “ideale che avremmo voluto”.
Di fronte agli eventi dell’esistenza dobbiamo far leva sulle nostre capacità di gestione dell’ansia e di tenuta emotiva (la nostra difficoltà, la nostra frustrazione è “normale” in relazione al peso dei problemi, non è depressione, come spesso siamo indotti a credere!).

La nostra natura non ci consente di rimanere nella prova per troppo tempo.
Daremmo alle nostre difficoltà un potere che in sé non hanno, quello di bloccarci e di impedire così la nostra energia vitale possa fluire e trasformarci.
Visto che non è in nostro potere evitarle, dobbiamo imparare ad accoglierle come opportunità: le prove sono il mezzo attraverso cui entriamo in contatto con il cuore, il nostro e quello delle altre persone.
Hanno lo scopo di insegnarci a diventare più compassionevoli, saggi e in sintonia con lo scopo della vita.

Sfide

“Quando meno ce lo aspettiamo, la vita ci pone davanti a una sfida, per provare il nostro coraggio e la nostra volontà di cambiamento.” (P. Coelho)

Sta a noi accettare la sfida. Oppure subire passivamente la prova, aspettando un’occasione ulteriore, continuando ad abbarbicarsi ad uno sterile lamento per un destino che pensiamo ingrato, condannandoci a vivere di nostalgie del passato o di improbabili sogni da realizzare nel futuro.
Così rinunciamo di fatto alle possibilità che la vita, malgrado tutto e malgrado noi, continua a proporci.
A mente serena, quando il tunnel è stato attraversato, e il problema è alle spalle, le prove che abbiamo affrontato e superato appaiono per quello che effettivamente sono: ora tragiche, ora drammatiche, ora semplici routine quotidiane e qualche volta persino risibili.

Difficoltà

“Conosciamo noi stessi solo fin dove siamo stati messi alla prova.” (W. Szymborska)

I nostri dolori, i nostri fallimenti, le nostre perdite, non sono incidenti di percorso.
Sono prove lungo il cammino della nostra esistenza.
E come tali rappresentano l’opportunità per incontrare noi stessi e il senso stesso del nostro essere al mondo.
Quando dobbiamo affrontare una situazione difficile o imprevista, siamo costretti a rientrare più profondamente in noi stessi, a raccogliere le energie e a compiere uno “sforzo” maggiore.
“Ogni giorno l’invisibile invita l’immaginazione a battersi a duello”. (F. Caramagna)

Nel momento in cui dobbiamo attraversarle siamo spaventati e pensiamo di non avere la forza e le capacità per affrontarle.
Spesso ci accorgiamo, a posteriori, che molti ostacoli della vita sono più immaginari che reali.
Sono determinati più dalla nostra sproporzionata reazione che non dal problema in sé.
Si riferiscono cioè più al nostro mondo interno che non ad oggettive situazioni della vita.
Le situazioni difficili mettono comunque “alla prova” la nostra tenuta fisica, mentale e spirituale.
Misurano la nostra fede verso la Vita (non necessariamente in senso religioso), la nostra fiducia verso noi stessi e la nostra visione del futuro.
Molti cercano di sfuggire alle prove, rifiutandole o negandole illusoriamente, oppure ricercando presunti “colpevoli” esterni.

Poiché tutto ha un senso, quindi anche gli ostacoli e le avversità che incontriamo, se ci assumiamo la responsabilità di ciò che ci accade, possiamo ritrovare tutte le potenzialità per reagire e far fronte alla paura o al dolore che le accompagna.
Vivendole con consapevolezza e responsabilità, smettendo finalmente di sentirci in colpa per colpe che non abbiamo commesso, avremo la possibilità di riconoscere che non erano così terrificanti o insormontabili, come le avevamo vissute all’inizio.
Quando diciamo “Sono provato…”, non significa solo che siamo stanchi e stremati, senza più forze.
Vuol dire che stiamo attraversando il deserto e non è il momento di fermarsi…
“Guarda ai gradini d’inciampo come gradini verso le stelle” (D. Waitley).

Possiamo allora accoglierle come “benedizioni”, come accadimenti non casuali che saranno comunque serviti a rafforzare il senso della nostra esistenza e le competenze necessarie a viverla con pienezza.

“Nel bel mezzo dell’inverno, ho infine imparato che vi era in me un’invincibile estate.” (A. Camus)

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