Psicologia del conflitto sociale

Lotta contro, lotta per

“La libertà non sta nello scegliere fra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta.”
(T.W. Adorno)

Quando siamo attaccati, è sempre giusto difendersi.
Una reazione congrua serve a tutelare la nostra identità, sia come singoli, sia come comunità di persone.
La difesa della nostra incolumità, fisica, o sociale, è sempre legittima.
Tutelare la nostra dignità personale è un diritto/dovere di ciascuno di noi.
Inizia e finisce esattamente al confine con l’Altro, che ha pari dignità e diritto.

Una “sana” aggressività, l’uso di una “forza” positiva, deve essere costruttiva, deve ricondurre ad un nuovo equilibrio, non essere semplicemente distruttiva.
Dobbiamo sempre lottare PER e mai CONTRO: affermare i nostri diritti, i valori, i nostri beni, la nostra libertà e autonomia.
Si può fare una “rivoluzione gentile” usando una fermezza fiera, nel rispetto di se stessi e persino dell’avversario.
Non si combatte un avversario per distruggerlo, ma per respingerlo, anche quando si dimostra come un nemico accecato dall’odio.

La nostra deve essere una “guerra giusta”, mai una “guerra santa”!
Una sana capacità di re-azione passa sempre dalle armi della ragione e della cultura.
Dobbiamo saper distinguere (e separare) l’aggressività naturale (che è una difesa istintuale) dalla rabbia, che è sempre la conseguenza esplosiva di una mortificazione di se stessi, una forza negativa accumulata proprio dalla continua negazione del “diritto” di essere se stessi.
Passando dal piano individuale a quello collettivo, possiamo chiederci: è ancora possibile un cambiamento sociale senza distruttività, senza violenza?

L’aspirazione ad un vero, profondo cambiamento sociale deve infatti fare i conti con la duplice natura dell’aggressività umana: l’aggressività che nasce come spinta “fisiologica” verso l’auto-affermazione delle persone e delle comunità (specie quando si sentono offese e minacciate), e l’aggressività rabbiosa che è conseguenza dell’impotenza e della frustrazione delle persone a tutelare la propria dignità, quando sono oggetto di attacco o mortificazione da parte di altri uomini o da altri soggetti sociali.

Distinguiamo quindi una aggressività “benigna” ed una aggressività “maligna”: la prima lotta per la risoluzione dei problemi che arrecano disagio, insicurezza, pericolo oppure per l’affermazione della propria visione di vita.
La seconda si oppone ad ogni cambiamento, vuole solo affermare il ritorno all’equilibrio interrotto.
La prima modalità (LOTTA PER) è costruttiva e progressiva, vuole una favorevole condizione soggettiva per le persone (sub-jectum); la seconda (LOTTA CONTRO) è distruttiva e regressiva, vuole solo sconfiggere ed annientare il nemico (ob-jectum).

Sul piano politico-sociale, quando si affrontano gli inevitabili conflitti fra persone o gruppi, la dinamica di questa ambivalenza è complessa; implica la capacità di gestire le forze collettive, spesso drammatiche, che si innescano in questi conflitti, mimetizzandosi tragicamente fra costruzione del nuovo e distruzione del vecchio.
Una teoria ed una prassi che promuovono un cambiamento radicale della società di oggi, devono essere capaci di andare oltre le vecchie logiche del potere e del suo esercizio, prevedendo le spinte conservatrici che tendono difensivamente a spostare la lotta sulle persone o su falsi “nemici”, usati come oggetti/feticci per alimentare il fuoco delle battaglie, con l’illusione che distruggere gli antagonisti di turno serva a qualcosa, senza toccare la logica stessa del potere dominante, che è il reale oggetto del conflitto.

Non facciamoci dunque “fregare” da chi con la scusa della ragione ci incoraggia ad attaccare, nello spirito della “lotta contro”, rispondendo di fatto con lo stesso spirito di odio e di sopraffazione, in una spirale senza fine.
Una nuova istanza di rinnovamento sociale non propone “guerra alla guerra”, coltiva il desiderio vitale della persone di “costruire ciò che si vuole” e non di “distruggere ciò che non si vuole”, in cui il secondo obiettivo è il mezzo per raggiungere il primo e non viceversa.

Una rivoluzione “nuova” che miri a sollecitare le aspirazioni di liberazione degli uomini e delle donne della nostra epoca e a proporsi come “terapia del mondo”, ad essere cioè soluzione alla “patologia” di cui soffre il tessuto sociale, deve saper rappresentare non solo il livello razionale di libertà e giustizia, ma anche il livello emotivo-affettivo di realizzazione delle persone.
Oltre il disagio, la rabbia e la protesta, deve essere capace di intercettare le forze vitali proprie di ogni persona (al di là di ogni condizione, status sociale, razza o religione) con i suoi bisogni, i desideri, gli interessi e il “pathos” esistenziale.

In una parola puntando più sull’amore (Eros) che sulla morte (Thanatos).

(rif. E. Spaltro – “Lotta contro lotta per”)

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Circa l'autore:

Dr. Roberto Calia Psicologo Psicoterapeuta Milano
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Commenti

  1. Gabriella C.  Agosto 5, 2021

    Lottare Per crescere e saper vivere in un mondo dove l’ostilita’, la cattiveria e l’ipocrisia hanno preso il primo posto.
    E’ una lotta che si ripete ogni giorno, e quei piccoli momenti di gioia hanno il loro prezzo.

    rispondere

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