Comunicazione virtuale

Le relazioni nell’epoca dei social network

La diffusione delle comunicazioni attraverso i social network stravolge i tradizionali modelli interpretativi delle relazioni umane.

La distanza relazionale fra le persone risulta indecifrabile, sia in senso positivo che negativo. Tutti possono comunicare con tutti, in modo piu’ o meno diretto, saltando ogni passaggio ed ogni processo di evoluzione dei rapporti.

Al di la’ della completa rinuncia alla ricchezza della comunicazione non verbale, anche la distanza emozionale risulta di difficile espressione.

Impossibile utilizzare il “pathos della distanza”, che e’ quella capacita’ evoluta di comunicazione del rapporto persona-persona, il solo in grado di modulare i segnali di distanza/avvicinamento fra le persone. Attraverso una equilibrata e sapiente gestione preconscia (ossia, empatica e non razionalizzante), il pathos della distanza permette di graduare lo sviluppo della relazione, nel rispetto non solo degli interessi ma anche e soprattutto delle caratteristiche delle persone, secondo i modelli specifici di attaccamento e di difesa che ognuno di noi possiede. In una parola, comunicare e relazionarsi avendo pieno rispetto dell’altro…

Non deve sorprenderci quindi che su FB possano nascere repentine simpatie, comunicazioni apparentemente aperte ed intimistiche, che altrettanto rapidamente si dissolvono in distanziamento e fuga.

Le regole del gioco sono queste. Qui siamo tutti “amici indifferenziati”, non e’ “obbligatorio” conoscere profondamente le persone. Abbiamo la liberta’ personale di esprimere apprezzamento, condivisione, o al contrario dissentire, in un continuum di autenticita’, lealta’, formalismo, istrionismo, goliardia, ironia, sarcasmo, offesa, ecc.

Chi si illude che qui si possano costruire rapporti “profondi”,  puo’ andare incontro a grosse delusioni. In questo senso, e’ solo apparentemente paradossale assistere al silenzio, al diniego, al distanziamento di qualche “amico/a”, proprio nel momento in cui si era profilata l’intensificazione emotiva di un rapporto.

Il ripiegamento “schizoide” del contatto si spiega solo e semplicemente con il bisogno (ed io direi, il diritto) dell’altro a sfuggire un approccio divenuto troppo “prossimo” e vissuto come “simbiotico” ed asfissiante.

Un modo come un altro di imporre e ridefinire il giusto “pathos della distanza”.

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