Semplicità

Il valore delle piccole cose

“Non tutto ciò che può essere contato conta.
E non tutto ciò che conta può essere contato.”

(A. Einstein)

In un’epoca fortemente dominata dal dio-denaro, il “valore” viene spesso confuso per il “prezzo”.
Il vero valore delle cose invece non ha prezzo e non è necessariamente “oggettivo”.
L’importanza che le cose assumono dipende sempre dalla considerazione “soggettiva”, personale, che attribuiamo alle singole cose, siano persone, sentimenti, convinzioni, idee, oggetti reali.
Eppure è difficile sottrarsi oggi al richiamo di falsi standard di misura: ricerchiamo tutti il potere, il successo e la ricchezza e finiamo con il sottovalutare i veri valori della vita.
In un mondo sempre più materiale e legato alle evidenze oggettive, quello che dovrebbe “contare di più”, oggi sembra contare sempre meno.
Viviamo tutto in modalità “turbo”: se una cosa non è “iper” non la consideriamo importante.
Ci piacciono le cose estreme, esagerate.
La stragrande maggioranza della nostra esistenza si svolge nella “normalità” quotidiana, fatta di cose minute, semplici, abituali, comuni.
Molti considerano “noia” questa normalità.
Così hanno bisogno di continue stimolazioni, di esaltazioni extra-ordinarie.
Rimangono costantemente insoddisfatti e delusi.
Nulla è mai abbastanza per saziare l’impulso illusorio alla “goduria” estrema.
Invece sono le piccole cose che riempiono la vita quotidiana di tutti noi e che ne fanno la “qualità”.
A farci caso, la maggior parte delle cose che ci danno vera gioia sono gratuite!
“Sottostimiamo il potere di una carezza, un sorriso, una parola gentile, un orecchio attento, un complimento onesto, o il più piccolo gesto d’attenzione, i quali tutti hanno il potenziale di cambiare una vita” (L. Buscaglia).

Bisognerà tornare dunque ad apprezzare la semplicità.
Non si può dare valore e importanza solo alle “grandi” cose, agli eventi eclatanti della vita.
Bisogna saper intravvedere la bellezza che c’è anche nelle piccole cose.
Gli affetti, le relazioni, i sentimenti e le emozioni contano più di qualunque altra cosa e non possono essere sostituiti da nulla che sia esterno a noi.
Non c’è denaro, né successo, niente della realtà esteriore che possa compensare il vuoto che viene da una carenza interiore.
Il bene, gli affetti, l’amore possono guarire quasi tutti i mali del mondo.
Una piccola carezza può dare molto di più di un fiume di parole.
La felicità non è data dai grandi eventi, che ovviamente sono solo episodici e sporadici (cosi come i dolori, i lutti e le tragedie).
La base della felicità è la capacità di assaporare la gioia delle piccole cose, che sono spesso gratuite e fruibili a tutti.
La cosa straordinaria di questi gesti e di queste esperienze comuni è proprio il fatto che sono lì, sotto i nostri sensi, alla nostra portata.
Il potere della gioia è immediatamente disponibile, sempre, qui ed ora.
Non dobbiamo dipendere da nessuno né chiedere alcuna autorizzazione.
Dipende solo da noi, dal nostro stato d’animo.
I “ricercatori” ossessivi della felicità a tutti i costi non conoscono il potere della semplicità e non assaporano la gioia del quotidiano.
Sminuiscono le “piccole cose” perché sono come tossicodipendenti assuefatti, compulsivamente bisognosi di aumentare le dosi e sempre più incapaci di ritrovare il senso del loro agire.

Narcisismo e semplicità

“Che fine ha fatto la semplicità? Sembriamo tutti messi su un palcoscenico e ci sentiamo tutti in dovere di dare spettacolo.”
(C. Bukowski).

La semplicità è oggi percepita negativamente, come indice di mediocrità e inferiorità.
Meglio un tronfio narcisismo, anche se effimero, un successo appariscente, non importa se non fondato su veri meriti, competenze, talenti ed etica sociale.
La semplicità, l’umiltà e la riservatezza, quando non sono la maschera di una falsa contrizione, tipica degli orgogliosi e dei superbi, sono i tratti di una personalità sana, capace di godere l’intimità dello spazio privato del proprio Sé.
Dietro la semplicità c’è la più profonda capacità di introspezione e di lettura dell’animo umano.
Senza palcoscenico, calato il sipario, la vera vita fa il suo corso più fecondo e gratificante.
“Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso volere d’essere niente.
A parte ciò, ho in me tutti i sogni del mondo” (F. Pessoa).

Come detto nella stragrande maggioranza del tempo, la nostra vita si svolge in cose semplici, abituali, quotidiane, sia nella nostra vita privata, in famiglia, nel lavoro, nella vita sociale.
Eppure, il più delle volte affrontiamo questi gesti, azioni, comportamenti, senza attenzione, automaticamente, quasi con fastidio, avendo già in mente “qualcos’altro” che consideriamo più importante, più significativo e che non vediamo l’ora di veder realizzato.
Così la vita quotidiana, nella sua semplicità ci scivola via, fugge velocemente in attesa del dopo.
Ci perdiamo il presente per affrettare il futuro.
Dobbiamo tornare ad apprezzare cose che ad altri sono venute a noia: una passeggiata, un caffè con un amico, guardare un’alba o un tramonto e sorridere un po’ di più.
A volte è questo che ci manca.

Alibi quotidiani

“Tutto dipende da come noi guardiamo le cose, non da come le cose sono di per se stesse.”
(C.G. Jung)

Spesso pensiamo che ci vogliano grandi cose per affrontare le difficoltà della vita.
Di fronte ai problemi ci arrovelliamo a fare congetture ed ipotesi, per poi concludere che per cambiare occorrono grandi sforzi.
La psicoanalisi, sotto questo aspetto, ha contribuito a complicare le cose: dietro ogni cosa c’è sempre un significato nascosto, più profondo ed è lì che si deve agire per affrontare radicalmente i problemi.
Vero. Questo però il più delle volte è utilizzato per giustificare la rinuncia a fare quel che è nelle nostre possibilità concrete, da subito e senza nessun intervento miracoloso o aiuto esterno.
È diventato l’alibi dietro cui ci nascondiamo per non far nulla, per procrastinare, per rimandare a dopo o ad altri la necessità di fare qualcosa.
Se è innegabile il ruolo che ha il nostro inconscio nell’influenzare la nostra vita quotidiana, è pur vero che non si è sottolineata abbastanza l’importanza di ciò che noi coscientemente possiamo fare per influenzare il nostro inconscio.
E con esso il nostro corpo e la complessa “macchina fisiologica” del nostro organismo.
Bastano semplici cose, pensieri, gesti, azioni, fatti con intenzione consapevole per produrre, più o meno immediatamente o duraturamente, benefici psicofisici.
Un sorriso, una carezza, un abbraccio, una passeggiata, un attimo di piacere personale: non bisogna essere ricchi per darli o riceverli!
Le cose migliori nella vita sono le più vicine: il respiro nelle narici, la luce negli occhi, i fiori e l’erba nei piedi, i gesti nelle mani: il sentiero del bene è proprio davanti a noi. Qui ed ora.
“Non cercare di afferrare le stelle, ma svolgi le semplici cose della vita come vengono, sicuro che le funzioni quotidiane e il pane quotidiano sono le cose più dolci della vita” (R. L. Stevenson).

La brutta notizia è che queste cose non le passa la mutua, ma dipendono esclusivamente da noi, dal nostro modo di affrontare o di reagire agli eventi della vita.
Il vantaggio è che agendo su queste piccole ma essenziali potenzialità del quotidiano, ci evitiamo almeno di pagare altri ticket!…

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