Semplicità

Il valore delle piccole cose

“Non tutto ciò che può essere contato conta.
E non tutto ciò che conta può essere contato.”

(A. Einstein)

In un’epoca fortemente dominata dal dio-denaro, il “valore” viene spesso confuso con il “prezzo”.
Il vero valore delle cose invece non ha prezzo e non è necessariamente “oggettivo”.
L’importanza che le cose assumono dipende sempre dalla considerazione “soggettiva”, personale, che attribuiamo alle singole cose, siano persone, sentimenti, convinzioni, idee, oggetti reali.
Eppure è difficile sottrarsi oggi al richiamo di falsi standard di misura: ricerchiamo tutti il potere, il successo e la ricchezza e finiamo con il sottovalutare i veri valori della vita.
In un mondo sempre più materiale e legato alle evidenze oggettive, quello che dovrebbe “contare di più”, oggi sembra contare sempre meno.
Viviamo tutto in modalità “turbo”: se una cosa non è “iper” non la consideriamo importante.
Ci piacciono le cose estreme, esagerate.

“Tutto dipende da come noi guardiamo le cose, non da come le cose sono di per se stesse” (C.G. Jung).

La complessità del mondo in cui viviamo (e che anche noi abbiamo contribuito a costruire), ci induce a pensare che ci vogliono grandi cose, grandi forze e risorse per affrontare la vita.
Di fronte ai problemi ci arrovelliamo a fare congetture ed ipotesi, per poi concludere che per risolverli occorrano imprese enormi.
La psicoanalisi, sotto questo aspetto, ha contribuito a complicare le cose: dietro ogni cosa c’è sempre un significato nascosto, più profondo ed è lì che si deve agire per affrontare radicalmente i problemi. Vero. Questo però il più delle volte è utilizzato per giustificare la rinuncia a fare quel che è nelle nostre possibilità concrete, da subito e senza nessun intervento miracoloso o aiuto esterno.
È diventato l’alibi dietro cui ci nascondiamo per non far nulla, per procrastinare, per rimandare a dopo oppure per vittimizzarci ed aspettarsi da altri la possibilità di fare qualcosa.
Se è innegabile il ruolo che ha il nostro inconscio nell’influenzare la nostra vita quotidiana, è pur vero che non si è sottolineata abbastanza l’importanza di ciò che noi coscientemente possiamo fare per influenzare il nostro inconscio.
E con esso il nostro corpo e la complessa “macchina fisiologica” del nostro organismo intero (noi infatti non siamo un corpo, una mente, siamo un tutt’uno, un’unità di soma-psiche-anima-spirito).

Complessità

“La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’anima” (C.G. Jung).

Il macro (l’universo nella sua complessità) è fatto di elementi, leggi e dinamiche specularmente presenti anche nel micro (l’infinitesima particella della materia fisica). Dentro e fuori, individuo e realtà sono indisgiungibili.
Quello che avviene dentro di noi si ripercuote invariabilmente nell’universo e viceversa. Come in un acquario, tutto è collegato ed in interazione continua. Il destino personale non è individuale ma appartiene a tutti.
Tutto è uno. Dentro di noi è contenuto l’intero universo nella sua essenza ultima.
Se pensi allora di aver raggiunto il massimo della comprensione, è possibile che tu sia nella confusione più totale! Dimentica la convinzione di riuscire a capire tutta la realtà che ti circonda.
Si può iniziare a comprendere la complessità del Tutto, a partire dalle piccole cose della vita personale. Prima dentro di sé, poi fuori: emozioni, sentimenti, desideri, pensieri, relazioni, comportamenti, azioni, eventi.
Se fai ordine nel piccolo, nel tuo mondo quotidiano, puoi vedere lentamente il grande, l’universo intero svelarti la sua semplicità.
Micro e macro sono tutt’uno: il piccolo contiene in sé tutti i misteri della vita.
“Ho il culto delle gioie semplici. Esse sono l’ultimo rifugio di uno spirito complesso” (O. Wilde).

La felicità non è data dai grandi eventi, che ovviamente sono solo episodici e sporadici (cosi come i dolori, i lutti e le tragedie). La base della felicità è la capacità di assaporare la gioia delle piccole cose, che sono spesso gratuite e fruibili a tutti.
La cosa straordinaria di questi gesti e di queste esperienze comuni è proprio il fatto che sono lì, sotto i nostri sensi, alla nostra portata.
Il potere della gioia è immediatamente disponibile, sempre, qui ed ora. Non dobbiamo dipendere da nessuno né chiedere alcuna autorizzazione. Dipende solo da noi, dal nostro stato d’animo.
I “ricercatori” ossessivi della felicità a tutti i costi non conoscono il potere della semplicità e non assaporano la gioia del quotidiano.
Sminuiscono le “piccole cose” perché sono come tossicodipendenti assuefatti, compulsivamente bisognosi di aumentare le dosi e sempre più incapaci di ritrovare il senso del loro agire.
La stragrande maggioranza della nostra esistenza si svolge invece nella “normalità” quotidiana, fatta di cose minute, semplici, abituali, comuni. Molti considerano “noia” questa normalità.
Così hanno bisogno di continue stimolazioni, di esaltazioni extra-ordinarie. Rimangono costantemente insoddisfatti e delusi.
Nulla è mai abbastanza per saziare l’impulso illusorio al piacere estremo e alla felicità, a tutti costi.
Invece sono le piccole cose che riempiono la vita quotidiana di tutti noi e che ne fanno la “qualità”.
A farci caso, la maggior parte delle cose che ci danno vera gioia sono gratuite!
“Sottostimiamo il potere di una carezza, un sorriso, una parola gentile, un orecchio attento, un complimento onesto, o il più piccolo gesto d’attenzione, i quali tutti hanno il potenziale di cambiare una vita” (L. Buscaglia).

Bisognerà tornare dunque ad apprezzare la semplicità. Non si può dare valore e importanza solo alle “grandi” cose, agli eventi eclatanti della vita.
Bisogna saper vedere la bellezza che c’è anche nelle piccole cose. Gli affetti, le relazioni, i sentimenti e le emozioni contano più di qualunque altra cosa e non possono essere sostituiti da nulla che sia esterno a noi. Non c’è denaro, né successo, niente della realtà esteriore che possa compensare il vuoto che viene da una carenza interiore.
Il bene, gli affetti, l’amore possono guarire quasi tutti i mali del mondo. Una piccola carezza può dare molto di più di un fiume di parole.
“Una parola, una carezza, un sorriso, un gesto gentile. I gesti discreti non sono mai piccoli, sono preziosi e straordinari” (A. Degas).

Molto spesso bastano semplici cose, pensieri, gesti, azioni, fatti con intenzione consapevole per produrre, più o meno immediatamente o duraturamente, benefici alla nostra vita.
Un sorriso, una carezza, un abbraccio, una passeggiata, un attimo di piacere personale: non bisogna essere ricchi per darli o riceverli!
Le cose migliori nella vita sono le più vicine: il respiro nelle narici, la luce negli occhi, l’erba ai tuoi piedi, i gesti delle tue mani.
Il sentiero del bene passa proprio davanti a te! Qui ed ora.
“Non cercare di afferrare le stelle, ma svolgi le semplici cose della vita come vengono, sicuro che le funzioni quotidiane e il pane quotidiano sono le cose più dolci della vita” (R. L. Stevenson).
La brutta notizia è che queste cose non le passa la mutua, ma dipendono esclusivamente da noi, dal nostro modo di affrontare o di reagire agli eventi della vita.
Il vantaggio è che agendo su queste piccole ma essenziali potenzialità del quotidiano, ci evitiamo almeno di pagare altri ticket! …

Narcisismo e semplicità

“Che fine ha fatto la semplicità? Sembriamo tutti messi su un palcoscenico e ci sentiamo tutti in dovere di dare spettacolo.”
(C. Bukowski).

La semplicità è oggi percepita negativamente, come indice di mediocrità e inferiorità. Meglio un tronfio narcisismo, anche se effimero, un successo appariscente, non importa se non fondato su veri meriti, competenze, talenti ed etica sociale.
La semplicità, l’umiltà e la riservatezza, quando non sono la maschera di una falsa contrizione, tipica degli orgogliosi e dei superbi, sono i tratti di una personalità sana, capace di godere l’intimità dello spazio privato del proprio Sé.
Dietro la semplicità c’è la più profonda capacità di introspezione e di lettura dell’animo umano.
Senza palcoscenico, calato il sipario, la vera vita fa il suo corso più fecondo e gratificante.
“Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso volere d’essere niente.
A parte ciò, ho in me tutti i sogni del mondo” (F. Pessoa).

Come detto nella stragrande maggioranza del tempo, la nostra vita si svolge in cose semplici, abituali, quotidiane, sia nella nostra vita privata, in famiglia, nel lavoro, nella vita sociale.
Eppure, il più delle volte affrontiamo questi gesti, azioni, comportamenti, senza attenzione, automaticamente, quasi con fastidio, avendo già in mente “qualcos’altro” che consideriamo più importante, più significativo e che non vediamo l’ora di veder realizzato.
Così la vita quotidiana, nella sua semplicità ci scivola via, fugge velocemente in attesa del dopo. Ci perdiamo il presente per affrettare il futuro.
Dobbiamo tornare ad apprezzare cose che ad altri sono venute a noia: una passeggiata, un caffè con un amico, guardare un’alba o un tramonto e sorridere un po’ di più.
A volte è questo che ci manca.

Normalità e anormalità

“La migliore condizione di vita è la normalità. Ciò significa vivere in semplicità, senza dover faticare per mostrarci diversi da quello che realmente siamo” (R. Battaglia).

Per esorcizzare la noia e la consuetudine di una vita poco gratificante, spesso ci buttiamo nella ricerca spasmodica del meraviglioso, dello straordinario, del godimento a tutti i costi.
La normalità è all’opposto la capacita di adattamento dinamico alla realtà (sia esterna che interna). È quello che comunemente individuiamo come “equilibrio”.
È venire a patti con ciò che ci circonda, con le persone che amiamo e con quelle con cui ci rapportiamo per le comuni vicende della vita.
Non esiste una libertà assoluta da tutto, che poi significherebbe di fatto la libertà da niente.
Normalità è la capacita di gioire e fruire delle piccole cose della vita, senza necessariamente provare noia e rigetto.
Non significa infatti fuga dalla routine quotidiana, che tutto sommato è funzionale al nostro sostentamento e alla qualità della nostra vita materiale, per poi cercare eccitazione e gratificazione a tutti i costi nelle cose estreme, extra-ordinarie.
Ciò significa vivere in semplicità, senza dover faticare per mistificare e mostrarci diversi da quello che realmente siamo, o di apparire a tutti i costi migliore di quanto non siamo realmente.
La normalità invece non è “normale” quando è appiattimento, conformismo sociale, asservimento allo spirito del tempo.
“Sei strano!”
“Sì, lo so, ma tu sei peggio: sei normale!”
La normalità, nella sua accezione comune, è la conformità alle aspettative sociali. Quindi a ciò che gli altri si aspettano da me!
“Detesto i prati perché tutti hanno un prato con l’erba e, quando si tende a fare le cose che fanno tutti gli altri, si diventa tutti gli altri” (C. Bukowski).
E se la norma stessa fosse di per sé il prodotto di una civiltà squilibrata?!… Restare nella norma, come aderenza coatta al conformismo sociale, quindi, non necessariamente significa essere equilibrati.
Il nostro rapporto con il mondo è reciproco e biunivoco; più le cose fuori di noi non vanno e più noi diventiamo egoisti, meschini, gelosi, vani, avidi: quello che creiamo attorno a noi, rispecchia la realtà che viviamo, e viceversa!
Se cerchi allora di essere uguale agli altri, non saprai mai quanto puoi essere unico, diverso, distinto da tutti, “un tesoro in sé”.
Meglio allora la lucida “follia” di un sognatore, la solitudine di chi “sa star bene in propria compagnia”, la ribellione al potere dominante, che in un’epoca di decadenza come quella che stiamo vivendo, non può che portarci negli abissi dell’Inferno.
Il mondo è cambiato, “nulla sarà come prima” ci dicono, quasi minacciosamente, incutendoci paura e insicurezza; dobbiamo invece cogliere l’opportunità per cambiare anche noi.
Innanzitutto non facendo più finta che tutto è come prima, che possiamo continuare a vivere vigliaccamente una vita “normale”, anonima, nascosta nell’ipocrisia dell’opinione dominante.
Con quel che sta succedendo oggi nel mondo, la nostra vita non può, non deve, essere “normale”. Di questa normalità dovremmo avere tutti un po’ vergogna.
Allora – citando Krishnamurti – non è sempre segno di una buona salute mentale essere ben adattati ad una società malata.
“Mantenetevi folli, e comportatevi come persone normali” (P. Coelho).
Come dire: meglio essere un po’ folli per conto proprio, piuttosto che “normali” per conto degli altri!

La sfida perciò è quella di mantenersi folli “dentro”, cioè non conforme ed appiattiti alle pressioni esterne e alle convenzioni sociali, pur continuando ad agire e comportarsi da “persone normali”.
Questa dialettica fra dentro e fuori ci consente inoltre di risparmiare energie ed impegni relazionali a cercare di legittimare a tutti i costi la nostra originalità, il nostro essere diversi e non conformi.
Il nostro essere-in-relazione si gioca all’interno di una maschera sociale, consapevole e flessibile, cautelando noi e gli altri da eccessive difformità e distorsioni.
Questo ci consente di essere autentici, pur senza essere permeabili agli altri, senza dimenticarsi mai di alimentare quello che di unico, extraordinario e irripetibile possa esserci in noi.
“La sola rivoluzione che può cambiare il mondo è una rivoluzione nell’individuo, nelle sue attitudini e nella sua condotta rispetto alle sue relazioni, non soltanto con le altre persone, ma anche con le cose, con la natura e con le idee” (J. Krishnamurti).
La vera Persona è esattamente l’individuo “trapassato”, un individuo che è passato oltre il passivo adattamento ai dettami collettivi; l’individuo divenuto Persona è distaccato dalla conformità sociale, ma conserva il riferimento alla normalità e sa trovare la meraviglia nella semplicità del quotidiano.
La sanità mentale comincia dunque dal coraggio di dichiararsi “normali”.
Di questi tempi la normalità è diventata la nuova rarità. È la normalità la vera rivoluzione.
La migliore condizione di vita per la nostra salute è dunque “questa” normalità.

“Io amo la semplicità
che si accompagna con l’umiltà.
Mi piace la gente che sa ascoltare
il vento sulla pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
Perché lì c’è verità,
lì c’è dolcezza,
lì c’è sensibilità,
lì c’è ancora amore.”
(Alda Merini)

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Circa l'autore:

Dr. Roberto Calia Psicologo Psicoterapeuta Milano
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