Reciprocità

Amore di sé e amore degli altri

“La vostra responsabilità più grande è diventare tutto ciò che siete, non soltanto per il vostro beneficio, ma anche per il mio.”
(L. Buscaglia)

Le nostre più radicate convinzioni culturali tendono a distinguere l’amore di sé dall’amore verso gli altri, come se fossero antitetici.
Il primo è visto come egoismo, il secondo come altruismo. Il primo è eticamente disprezzato, il secondo invece viene socialmente approvato.
Non si coglie così quello che ormai è accertato, sia in ambito scientifico che spirituale, ossia l’interconnessione dell’individuale con l’universale, secondo i principi di non contraddizione e di reciprocità.
Se Tutto-è-Uno, se siamo tutti parte della stessa realtà complessa, amore di sé e amore degli altri sono indisgiungibili.
Amare se stessi significa riconoscere gli altri esattamente come se stessi, con gli stessi bisogni e diritti, con pari dignità e rispetto.
“Se ami il tuo Sé, ami il mondo intero, perché il tuo Sé fa parte del mondo. Se conosci il tuo Sé, puoi conoscere ogni cosa, tutto ciò che c’è da conoscere. Quindi, impara a conoscere ed amare il tuo Sé. Questo amore è Essere ed è tutto ciò che hai bisogno di conoscere” (Osho).
Non ci riferiamo evidentemente all’amore narcisistico patologico, che è di fatto la tragedia dell’amore, in cui un individuo disperato (che in fondo non si ama per niente), cerca maniacalmente di “essere amato” dagli altri, per poter mantenere in vita il suo fragile Sé.
Il narcisista patologico è un egoista malato che conosce una sola tipologia d’amore: quella unilaterale, dove non c’è parità e soprattutto reciprocità. Un anti-amore solitario e perdente.
Amare autenticamente se stessi significa riconoscere negli altri esseri viventi persone degne dello stesso amore.
“L’inferno è la mancanza degli altri, è il rifugiarsi nella propria autocommiserazione, è il non accorgersi che lo sguardo che reciprocamente ci scambiamo è la cifra del nostro desiderio di incontrarsi, di conoscersi e di condividere insieme quella porzione di storia che ci è concesso di vivere” (P.R. Sindoni).

Allora se tu ti ami, tutti amano te, in quanto parti della stessa realtà e della medesima esperienza del mondo.
Per amare la vita devi imparare ad amare te stesso. Questo è l’Amore universale di cui da sempre parlano i mistici e i filosofi.
Quanto tempo occorrerà ancora per vederlo realizzato “in questa valle di lacrime?”

Narcisismo e Amore

“Non possiamo stare insieme, siamo diversi.”
“Certo che possiamo.”
“Perché?”
“Perché non si completa un puzzle con pezzi uguali.”
(Charles M. Schulz, Peanuts)

Perché l’amore di coppia funzioni occorre dunque creare un giusto mix fra le caratteristiche personali dei due partner (Io e Tu), e la costruzione comune (Noi) di una esperienza reale di vita, fatta di emozioni, sentimenti, intenzioni, motivazioni ma anche di azioni, comportamenti e fatti concreti. L’amore maturo è allora il risultato di un misterioso incrocio di ragione e magia, di realtà materiale e realtà spirituale.
Non è necessario trovare qualcuno che la pensi esattamente come te, ma qualcuno che ha voglia di vivere una vita simile alla tua. Qualcuno che è “sano” e “folle” esattamente come te. Qualcuno che ha emozioni, sentimenti, pensieri compatibili con i tuoi.
Piacersi dunque non basta, è dato per scontato. Bisogna piuttosto “avere disturbi mentali compatibili”, nel senso di aver saputo singolarmente affrontare, nel proprio personale sviluppo, il conflitto fra egoismo e altruismo, fra narcisismo malato e narcisismo maturo (amore di sé).
Ci sono tre gradi nell’evoluzione di un sano rapporto fra persone che autenticamente hanno imparato ad amarsi:
a) all’inizio del rapporto ognuno dei partner teme che possano insorgere grandi divergenze, provando angoscia all’emergere anche solo di una minima differenza;
b) impariamo poi ad accettare come inevitabili le diversità personali, con la paura però che possano sfociare in una totale incompatibilità;
c) rassicurati infine dalle profonde somiglianze, nella fase avanzata del rapporto, possiamo finalmente godere anche delle differenze, che non minacciano più la stabilità della relazione.
Bisogna sostanzialmente superare insieme le illusioni tipiche della fase dell’innamoramento, ossia delle rispettive proiezioni sul partner dei nostri bisogni e desideri, e che a noi sembrano tanto meravigliose e naturali.
E questo comporta di saper riconoscere e domare quella intransigente “volontà di potenza”, sempre presente nel profondo di se stessi, con la conseguente rinuncia delle pretese narcisistiche infantili (“essere amato a tutti i costi!”).
Implica la capacità di affrontare le paure personali di “perdersi nell’altro”, o di essere dominato dall’altro.
Comporta la padronanza sulle proprie spinte conflittuali, dopo aver esaminato i rispettivi difetti caratteriali ed essersi assunti – reciprocamente – la responsabilità di saperli contenere e rendere relazionali.
Non più uno CONTRO l’altro, ma l’uno PER l’altro; non Io e Tu ma NOI.
Solo così è possibile pervenire ad una relazione d’amore fra due persone fatta di rispetto, accettazione e comprensione profonda della soggettività e dell’individualità dell’altro.
Amore di sé e amore dell’altro, narcisismo e amore, smettono di essere antitetici e diventano complementari.
Dall’aut-aut, o l’amore per se stessi o per l’altro, all’et-et, l’amore di sé e l’amore dell’altro: egoismo e amore simmetrici e compatibili.

L’equilibrio fra altruismo ed egoismo in amore

“Sei il mio tutto e sei il mio niente. Sei il mio tutto perché racchiudi in te le emozioni che mi fanno sentire vivo, il senso della vita, l’universo intero.
Sei il mio niente perché io basto a me stesso, e per me non sei necessità o bisogno ma desiderio e volontà.
Sei il mio tutto e sei il mio niente perché vorrei che camminassimo fianco a fianco senza catene ad unirci; le mani le uniche a tenerci legati, la mia mano nella tua mano perché entrambi lo desideriamo.” (Anonimo)

Vediamo ora come si può concretizzare questo equilibrio fra egoismo ed altruismo nell’amore di coppia, che rappresenta nella nostra esperienza di vita il culmine massimo, il “laboratorio” naturale (biologicamente e culturalmente dato) per sperimentare la tenuta dei confini fra le persone, il rispetto fra sé e l’altro. Nella relazione di coppia emergono, si espandono i “bordi” delle rispettive individualità, con il rischio dell’esplosione (o dell’implosione) del Sé; in questo “processo relazionale”, che coinvolge in un intreccio elicoidale le personalità dei due amanti (un abbraccio potenzialmente vitale o mortale), egoismo e altruismo possono trovare espressione massima, in un continuum che va ai due estremi opposti: dal sano egoismo all’amore maturo, oppure dall’egoismo patologico all’amore narcisistico.
Quando un rapporto d’amore evolve dall’iniziale innamoramento (stato nascente dell’amore, alimentato dall’illusione) verso una relazione affettiva più stabile e ancorata alla realtà, prima o poi si raggiunge un equilibrio fra empatia e identificazione, fra propensione verso l’altro e sana autonomia personale.
Nella fase dell’innamoramento è invece assolutamente prevalente, fino al soffocamento degli spazi individuali, il bisogno simbiotico-fusionale.
La rottura (krisis) della “luna di miele” è inevitabile perché discende dall’esigenza di recuperare la propria individualità, fagocitata dalla simbiosi dell’innamoramento.
Questa “crisi” fisiologica segna il destino della coppia, determinando la possibilità di raggiungere una posizione emotiva ed affettiva reciproca, che oscilla come un pendolo fra simbiosi ed indipendenza. Imparando a modulare preconsciamente il “pathos della distanza”, si costruisce progressivamente una condizione relazionale stabile ma dinamica, in cui si è vicini e distanti in misura ottimale: non troppo vicini, tanto da occupare tutti gli spazi vitali dell’altro, ma non troppo distanti, da non sapere più cogliere i sottili bisogni di comprensione e di fusione dell’altro.
L’amore maturo fra due persone, complementari ma autonome, si rappresenta come un movimento armonico, un arco di tensione fra passione, emozioni e gesti concreti, fra accettazione profonda e rispetto reciproci, frutto del dinamismo del Sé fra simbiosi e ripiegamento schizoide, costitutivi della psiche umana, un’oscillazione rigenerante, congruente con il buon funzionamento di una stabile personalità adulta, ossia di un individuo intero, coeso e non frammentato.
Amare significa rispetto e reciprocità e si traduce in unico principio: dai quello che vorresti ricevere e non comportarti come non vorresti che l’altro si comportasse con te. Amore di sé e amore dell’altro non sono opposti ma complementari.

Questa, in sintesi, è la costruzione di un rapporto d’amore in cui l’equilibrio fra amore di sé e amore dall’altro, fra altruismo ed egoismo, fra narcisismo sano e narcisismo malato, evolve in una relazione matura, fatta di simmetria, parità e reciprocità.

 

[Per un altro articolo sul tema, vedi qui: Altruismo ed Egoismo ]

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Circa l'autore:

Dr. Roberto Calia Psicologo Psicoterapeuta Milano
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