Ipocrisia

Ipocrisia e narcisismo

“Gli ipocriti non si accontentano di essere malvagi come tanti altri; vogliono anche passare per buoni, e con la loro falsa virtù fanno sì che gli uomini non osino più fidarsi di quella vera.”
(Fénelon)

L’ipocrisia è uno dei comportamenti più pericolosi e nocivi nei quali è possibile imbattersi nella vita quotidiana. La parola deriva dal greco “ipòcrisis” e significa “simulazione”: nel mondo antico l’ipocrita era l’attore sulla scena teatrale. L’ipocrisia ha quindi a che vedere con la simulazione; peccato che nella sua manifestazione odierna il suo il palcoscenico non sia più il teatro, ma la vita reale stessa.
Ci sono diversi tipi di ipocrisia e quindi di ipocriti. Il tipo di falsità più diffuso è quello di chi vuole essere accettato ed elogiato, e quindi adotta idee e opinioni, a seconda del contesto in cui si trova. L’ipocrisia viene usata per occultare la “volontà di potenza” del soggetto che mira a qualcosa (un bene, una posizione, la benevolenza o l’affetto dell’altro) senza che questo scopo primario sia chiaramente espresso.
Ma perché l’ipocrita camuffa le sue vere opinioni o intenzioni, anche quando fossero legittime? Il motivo è il suo intimo senso di inadeguatezza e di incapacità a relazionarsi in modo adeguato col mondo esterno. L’ipocrita è di fondo un essere insicuro, invidioso, convinto di non possedere le capacità necessarie a sostenere un rapporto alla pari con la persona che gli sta di fronte; per questo si cuce addosso una maschera sociale per rendersi prima gradito e accettato e, quindi, poi per prevalere e ottenere vantaggi personali, fino a tentare d’imporre ciò che vuole. Nell’ipocrisia sussistono evidenti fattori di frustrazione e di rabbia repressa, che un costante meccanismo psicologico di difesa, impedisce che possano trapelare.

Nella vita di tutti i giorni, entro certi limiti, è normale utilizzare psicologicamente una maschera sociale. Nel teatro greco antico la maschera veniva usata per far risuonare la voce (per-sonat); dietro la maschera si cela dunque la persona (in latino persona deriva dall’etrusco phersu e significa, appunto, maschera).
Ognuno adotta una maschera preferita che considera funzionale e che indossa di prevalenza nei suoi rapporti col mondo esterno. Da questo punto di vista, si potrebbe dire che tutti nella vita facciamo un uso pur modesto dell’ipocrisia, ad esempio in particolari occasioni sociali in cui, per diplomazia o convenzione sociale, non è necessario o opportuno esprimere senza filtri il nostro vero sentire.
Mentre molte persone non sono nemmeno consapevoli di indossare una maschera sociale, l’ipocrita ne è invece ben consapevole e anzi volutamente non la toglie quasi mai, anche se questo gli comporta un enorme dispendio di energie psichiche. In pratica, l’ipocrita amplifica questi meccanismi psicologici di controllo a suo esclusivo uso e consumo.
L’ipocrita dunque recita per sembrare quello che non è. La bugia che adopera è una affermazione consapevolmente falsa. Il suo atteggiamento è intenzionalmente incoerente tra le azioni svolte e i valori enunciati.
Falsità ed ipocrisia violano il principio di lealtà, verso se stessi e gli altri. In questo c’è una forte assonanza fra ipocrisia e narcisismo. Entrambi vogliono piacere in ogni modo, vogliono avere senza essere disposti a dare. Delle loro vere opinioni, emozioni, sentimenti, naturalmente nessuno deve sapere. L’inautenticità dei loro atteggiamenti è il tratto distintivo.

L’ipocrisia si manifesta in ogni vicenda umana. È pienamente istituzionalizzata nella nostra società, l’abbiamo quasi normalizzata. La vediamo nei politici, in alcuni dei nostri familiari, amici o colleghi e quasi non reagiamo più di fronte ad essa.
In qualche modo siamo consapevoli del fatto che si tratta di una battaglia persa in partenza: è una missione impossibile cambiare qualcuno che non è onesto nemmeno con se stesso! Con il tempo ci rassegniamo al fatto che l’ipocrisia regni sovrana e che instauri una falsa convivenza, in cui si esibiscono gloriosi principi morali e belle ideologie che spesso nascondono una mancanza di coraggio o il semplice disinteresse verso gli altri.
Siamo immersi nell’ambiguità: ci richiedono sincerità, ma poi sono in tanti ad offendersi se diciamo la verità. Poco a poco ci ritroviamo in situazioni in cui ci chiediamo quale sia la cosa migliore da fare: ferire con sincerità oppure mentire per semplice perbenismo?
L’ipocrisia non si vince, la si affronta. Tentare di cambiare l’ipocrita è una battaglia persa. Quello che possiamo fare è mostrarci autentici e “disattivare” l’influenza degli altri su di noi.
Le persone autentiche sono quelle che riescono a mostrarsi in modo congruo alle diverse situazioni, rimanendo fedeli a se stesse. Sono quelle persone che mettono gli altri a loro agio perché con loro non occorre mettere in atto comportamenti difensivi stancanti e insoddisfacenti.
Soprattutto ci dimostrano che è possibile e vantaggioso essere sé stessi e che è possibile quindi amare, voler bene, lottare per raggiungere i propri obiettivi anche senza sotterfugi mentali e senza sottoporre la nostra personalità alla maschera (di ferro) dell’ipocrisia e della falsità. Nel contesto di relazioni sane e nei momenti opportuni, la persona vera si manifesta facendo cadere la maschera, rivelando così la sua natura più autentica.
Manteniamo dunque un dialogo costante con noi stessi per ricordarci chi siamo, quali sono i nostri valori e le cose in cui crediamo.
Gli ipocriti si contraddicono sempre. Inutile discutere, limitiamoci ad evidenziare le contraddizioni e teniamoci a distanza. Quello che dice, pensa o fa l’ipocrita non merita veramente alcun interesse.

L’ipocrisia è uno stressante sotterfugio infantile per procurarsi accettazione e possesso: alla lunga, non paga. È solo aria, il respiro di una marionetta codarda che ha fatto della falsità il regno del suo gioco. E che prima o poi giunge alla sua conclusione.
“Nessuno può portare a lungo una maschera finta. Le cose finte cadono per loro stessa natura” (Seneca).

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Circa l'autore:

Dr. Roberto Calia Psicologo Psicoterapeuta Milano
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